Vaccino antinfluenzale 2024: perché l’efficacia è bassa

ADN
Quest’anno la protezione offerta dal vaccino antinfluenzale si è rivelata inferiore alle aspettative. Diversi fattori, tra cui le varianti del virus in circolazione, hanno contribuito a ridurre l’efficacia della campagna vaccinale contro l’influenza stagionale.
Tl;dr
- Efficacia del vaccino stimata al 36,5%.
- Vaccino consigliato per anziani e fragili.
- Rischio di nuova ondata a gennaio possibile.
La sfida annuale contro il virus influenzale
Nonostante l’apparente familiarità della campagna vaccinale contro l’influenza, la stagione in corso presenta alcune particolarità che meritano attenzione. La copertura offerta dal nuovo vaccino, stando agli ultimi dati diffusi da Santé publique France, si attesta intorno al 36,5%. Un valore che potrebbe far discutere, ma che riflette le difficoltà legate alla natura mutevole del virus.
Previsioni e imprevisti nella composizione dei vaccini
Tutto nasce da una vera e propria corsa contro il tempo: ogni anno, nel mese di febbraio, esperti internazionali — tra cui quelli riuniti sotto l’egida dell’OMS — devono anticipare quale sarà la variante dominante durante la successiva stagione fredda. Nel febbraio 2025, le previsioni non avevano identificato il clade K del virus A/H3N2 come protagonista dei contagi in Francia. Secondo il professor Antoine Flahault (università Paris-Cité – Inserm), questa inevitabile incertezza comporta spesso un’efficacia globale relativamente bassa, tipicamente inferiore al 40%.
L’utilità persistente della vaccinazione
Eppure la vaccinazione mantiene un ruolo centrale nella strategia sanitaria nazionale. Sebbene la protezione sia considerata «modesta», vaccinarsi permette comunque di ridurre sensibilmente il rischio di complicanze gravi, specialmente tra i soggetti più vulnerabili. Diversi elementi spiegano questa raccomandazione:
- Anziani sopra i 65 anni
- Persone immunodepresse o fragili
- Donne in gravidanza
Vale la pena sottolineare come oltre la metà degli over 65 francesi abbia già ricevuto almeno una dose quest’anno, superando così i livelli dello scorso inverno.
Incertezza sull’evoluzione dell’epidemia
Il primo picco stagionale pare essere stato raggiunto durante le festività natalizie, ma rimane aperto l’interrogativo su una possibile ripresa dei casi nella seconda metà di gennaio. Una dinamica già osservata lo scorso anno e che, secondo Flahault, non è affatto da escludere: solo nelle prossime settimane sarà chiaro se si dovrà affrontare una nuova impennata o se il bilancio definitivo potrà già essere tracciato entro fine mese.
Concludendo, anche se l’efficacia del vaccino antinfluenzale per il 2026 risulta inferiore alle aspettative ottimali, la sua importanza per la tutela delle fasce più deboli resta fuori discussione.