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Stipendi, orari e stress: malcontento dei dipendenti Ubisoft

Società / Tecnologia / Sciopero / Ubisoft
Par Redazione,  publié le 14 Febbraio 2026 à 20h30, modifié le 14 Febbraio 2026 à 20h30.
Società

Ubisoft / PR-ADN

Cresce il malcontento tra i dipendenti di Ubisoft, che lamentano condizioni salariali inadeguate, orari di lavoro eccessivi e una pressione crescente all’interno dell’azienda, alimentando un clima di insoddisfazione e richieste di cambiamento.

Tl;dr

  • 1200 dipendenti Ubisoft in sciopero a febbraio 2026.
  • Rivendicazioni: aumento stipendi e settimana corta.
  • Cancellati progetti chiave, clima di tensione nel settore.

Un’ondata di protesta travolge Ubisoft

La situazione all’interno di Ubisoft si è fatta particolarmente tesa nei primi mesi del 2026. Il malcontento serpeggiava già da tempo tra i dipendenti, ma l’annuncio di nuovi licenziamenti e misure di austerità ha fatto esplodere la protesta: circa 1200 lavoratori hanno incrociato le braccia dal 10 al 12 febbraio, seguendo l’appello del sindacato Solidaires Informatique. La mobilitazione, partita dalla Francia e poi estesa anche alla sede milanese della casa videoludica, riflette un disagio profondo rispetto alle prospettive future e all’incremento della pressione lavorativa interna.

Rivendicazioni chiare e simboli forti

Nel cuore delle manifestazioni si sono affermate alcune richieste precise:

  • Aumento salariale generalizzato del 10%
  • Settimana lavorativa ridotta a quattro giorni

La protesta si è espressa non solo con slogan davanti alla sede parigina, ma anche con gesti scenografici come la presenza di un manifestante travestito da Lapin Crétin, che ha catalizzato l’attenzione dei media. Tra le ragioni principali della protesta figurano inoltre il ritorno obbligatorio in ufficio per cinque giorni a settimana, i numerosi licenziamenti previsti fino al 2026 e il recente allontanamento di un collega reo di aver criticato pubblicamente queste decisioni aziendali.

Una crisi che supera i confini di Ubisoft

Non si tratta però di una questione isolata: l’agitazione sindacale coinvolge anche altre realtà dell’industria videoludica. Già lo scorso gennaio, il sindacato aveva tentato una prima mobilitazione tra i lavoratori di colossi come Blizzard Entertainment. Questo fermento segnala un dissenso crescente nei confronti delle strategie manageriali adottate dai grandi nomi del settore, in un clima sempre più teso.

Inevitabili ripercussioni sui progetti editoriali

Mentre lo scontro sociale si intensifica, il fronte produttivo non resta immune. Negli ultimi mesi, Ubisoft ha annunciato la cancellazione di diversi progetti di punta – fra questi spicca il remake tanto atteso di The Sands of Time della celebre saga Prince of Persia. Si aggiungono inoltre la chiusura di vari studi e una ristrutturazione radicale del gruppo. Un intreccio tra cambiamenti economici e aspirazioni nuove che evidenzia quanto questo passaggio sia cruciale sia per l’azienda che per l’intero comparto videoludico.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un’ondata di protesta travolge Ubisoft
  • Rivendicazioni chiare e simboli forti
  • Una crisi che supera i confini di Ubisoft
  • Inevitabili ripercussioni sui progetti editoriali
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