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Sparatoria Minneapolis: Alex Pretti ucciso dalla polizia ICE

Internazionale / Internazionale / Stati Uniti (USA)
Par Redazione,  publié le 25 Gennaio 2026 à 13h45, modifié le 25 Gennaio 2026 à 13h45.
Internazionale

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Alex Pretti è stato ucciso a Minneapolis durante un intervento della polizia dell’ICE, che avrebbe esploso almeno dieci colpi d’arma da fuoco. L’episodio solleva interrogativi sulle modalità operative delle forze dell’ordine federali.

Tl;dr

  • Minneapolis scossa dopo la morte di Alex Pretti.
  • Dubbi sulle dinamiche: video contraddicono la versione ufficiale.
  • La tensione riapre il dibattito su ICE e uso della forza.

Un caso che infiamma Minneapolis

La città di Minneapolis si trova nuovamente al centro di una tempesta sociale e politica, questa volta a seguito della morte di Alex Pretti, avvenuta durante un’operazione della polizia dell’immigrazione (ICE) sabato scorso. L’accaduto ha immediatamente generato proteste accese in città, con centinaia di manifestanti che, sfidando le rigide temperature invernali, hanno invaso le strade chiedendo chiarezza sulle modalità dell’intervento e denunciando quella che considerano una spirale di violenza da parte delle forze federali.

Dubbi sulla versione ufficiale dei fatti

Le circostanze del decesso restano avvolte nell’incertezza. Un video dell’intervento, rapidamente diventato virale sui social media, mostra diversi agenti — riconoscibili dai giubbotti con la scritta «Police» — mentre tentano di immobilizzare un uomo già a terra. Proprio mentre la situazione sembrerebbe sotto controllo, improvvisamente si odono degli spari; stando all’inchiesta svolta da Bellingcat, la maggior parte dei colpi sarebbe stata esplosa quando la vittima non rappresentava più alcun pericolo evidente. La stessa amministrazione federale ha pubblicato la foto di un’arma recuperata sul luogo, ma l’analisi dettagliata delle immagini solleva numerosi interrogativi sulla sequenza temporale dei fatti.

Il profilo umano dietro la protesta

Dietro il clamore mediatico si delinea il ritratto di Alex Pretti: infermiere di 37 anni profondamente impegnato nell’assistenza agli ex combattenti presso l’ospedale locale, noto per il suo spirito altruista e il coinvolgimento in cause sociali. Secondo amici e colleghi, era spesso presente alle manifestazioni contro le pratiche giudicate «brutali» dell’ICE. La sua figura viene ora evocata come simbolo involontario di una crescente resistenza civile: i suoi conoscenti sottolineano come nulla nel suo comportamento giustificasse l’etichetta di «pericoloso», attribuitagli dalle autorità federali.

Dinamiche politiche e prospettive incerte

L’ondata di indignazione non si è limitata a Minneapolis: altre città statunitensi hanno visto fiorire cortei solidali e appelli pubblici. In risposta alla pressione popolare, il governatore democratico del Minnesota ha chiesto l’avvio di un’indagine indipendente a livello locale; nel frattempo, dalla Casa Bianca sono giunti messaggi inequivocabili di sostegno agli agenti federali. Il sindaco cittadino ha invocato una revisione profonda delle operazioni dell’ICE, affinché sia possibile ristabilire un clima pacifico.

Diversi elementi spiegano questa crescente tensione:

  • Mancanza di trasparenza nelle indagini sui casi controversi.
  • Sfida irrisolta tra sicurezza nazionale e diritti civili.
  • Lacerazioni sociali amplificate da ogni nuovo episodio drammatico.

Al momento attuale, Minneapolis resta sospesa tra rabbia collettiva e richieste di verità, in attesa che le prossime settimane portino maggiore chiarezza su una vicenda destinata ad avere ripercussioni ben oltre i confini cittadini.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un caso che infiamma Minneapolis
  • Dubbi sulla versione ufficiale dei fatti
  • Il profilo umano dietro la protesta
  • Dinamiche politiche e prospettive incerte
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