Sony PlayStation Store accusato di abuso di posizione dominante

Sony / PR-ADN
L'autorità garante della concorrenza ha avviato un'indagine su Sony per presunto abuso di posizione dominante legato al PlayStation Store, sospettando pratiche anticoncorrenziali che potrebbero limitare la scelta e aumentare i costi per i consumatori digitali.
Tl;dr
- Sony accusata di abuso di posizione dominante nel Regno Unito.
- Azione collettiva per presunte commissioni eccessive su PlayStation Store.
- Precedente Apple influenza il caso e il dibattito sulla concorrenza digitale.
Sony nella tempesta giudiziaria: la questione delle commissioni sul PlayStation Store
Nel cuore del settore tecnologico britannico, si apre un nuovo fronte legale che vede protagonista Sony. L’azienda giapponese, leader mondiale del gaming, si trova coinvolta in una vasta causa collettiva che potrebbe ridefinire le regole della concorrenza digitale. Tutto ruota attorno al PlayStation Store, piattaforma online da cui milioni di utenti acquistano giochi e contenuti aggiuntivi per console.
Una class action senza precedenti: milioni di utenti coinvolti
A trascinare Sony davanti ai giudici è una procedura “opt-out” avviata nel Regno Unito, che include automaticamente circa 12,2 milioni di giocatori residenti nel Paese. Chiunque abbia effettuato acquisti digitali tramite la piattaforma tra agosto 2016 e febbraio 2026 potrebbe ottenere fino a 162 sterline di risarcimento. L’ammontare complessivo richiesto si aggira intorno ai 2 miliardi di sterline, rendendo questa azione una delle più significative della storia videoludica europea.
Le accuse centrali: monopoli digitali e prezzi imposti
Al centro della disputa si trova l’accusa rivolta a Sony di mantenere un controllo quasi totale sulla distribuzione dei videogiochi per le proprie console. Gli utenti, infatti, sarebbero obbligati a utilizzare il PlayStation Store, con nessuna reale alternativa per l’acquisto digitale. Secondo i promotori della causa, questa posizione dominante permetterebbe a Sony di:
- Stabilire prezzi senza concorrenti credibili;
- Applicare una commissione fino al 30% su ogni transazione;
- Limitare la libertà dei consumatori nella scelta delle fonti d’acquisto.
Dal canto suo, l’azienda sottolinea che consentire download da piattaforme esterne comporterebbe gravi rischi per la sicurezza e la protezione dei dati personali, mentre la percentuale trattenuta servirebbe a bilanciare le ridotte marginalità sulle console stesse.
L’eco del caso Apple: uno scenario in evoluzione
Non si può ignorare il recente precedente che ha visto protagonista Apple: anch’essa condannata per dinamiche simili relative all’App Store. La decisione dei tribunali britannici nei confronti del colosso californiano – con una multa record da 1,5 miliardi di sterline – pesa come un macigno sulla posizione di Sony. In definitiva, l’interrogativo rimane aperto: fino a dove può spingersi il controllo esclusivo in un ecosistema digitale?