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Sintomi comuni di infarto nei maratoneti: quando preoccuparsi

Salute / Salute / Sintomi / Sport
Par Redazione,  publié le 20 Gennaio 2026 à 9h26, modifié le 20 Gennaio 2026 à 9h26.
Salute

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Tra chi pratica la maratona, uno dei sintomi spesso associati all’infarto si presenta con frequenza, ma nella maggior parte dei casi non rappresenta un motivo di preoccupazione reale secondo quanto emerge da recenti osservazioni cliniche.

Tl;dr

  • Maratona non danneggia il cuore nella maggior parte dei casi.
  • Elevata troponina dopo gara indica solo sforzo temporaneo.
  • Rischi reali solo in presenza di patologie sconosciute.

Il cuore alla prova della maratona

Spesso si sente dire che correre una maratona possa mettere seriamente a rischio la salute del cuore, ma la realtà – supportata oggi da nuove evidenze scientifiche – è ben diversa. Un ampio studio condotto nell’arco di dieci anni, pubblicato su JAMA Cardiology, ha monitorato 152 maratoneti amatoriali, analizzando i parametri cardiaci prima e dopo ogni corsa e seguendo le loro condizioni nel tempo. Nonostante la fatica intensa, i dati raccolti confermano che il cuore, persino sottoposto a sforzi prolungati, non subisce danni permanenti: eventuali alterazioni temporanee nella funzione del ventricolo destro si risolvono rapidamente con il riposo.

Troponina elevata: allarme ingiustificato?

Fa discutere la questione della troponina, una proteina il cui livello nel sangue cresce dopo uno sforzo intenso come una maratona. In ambito ospedaliero è un importante segnale d’allarme per l’infarto, ma nei maratoneti sani senza sintomi preoccupanti questo aumento riflette esclusivamente la risposta fisiologica a uno sforzo straordinario. Il problema nasce dal contesto: in chi presenta dolore toracico o altri segnali d’allerta, la troponina alta merita attenzione; per gli altri è solo l’impronta di una fatica intensa, priva di conseguenze durature.

I veri rischi: rari ma possibili

Non si può comunque dimenticare che casi avversi, seppur rari, possono verificarsi. Le statistiche parlano chiaro: tra i partecipanti alle grandi gare si registra circa un decesso ogni 100.000 persone, quasi sempre legato a una patologia cardiaca sconosciuta. Diversi elementi spiegano questa decisione di richiedere maggiore vigilanza:

  • Sintomi come dolore al petto o perdita di coscienza durante o dopo la gara.
  • Storia familiare di malattie cardiovascolari.

Per gli atleti d’élite impegnati in discipline particolarmente gravose – basti pensare ai veterani del ciclismo o ai triatleti – alcune ricerche hanno segnalato rare anomalie come micro-cicatrici al miocardio (fibrosi myocardica). Tuttavia queste complicazioni rimangono eccezioni e dipendono sia dalla predisposizione genetica sia dall’intensità dell’allenamento.

L’adattamento vince sulla fragilità

In conclusione, correre lunghe distanze induce il cuore ad adattarsi piuttosto che a deteriorarsi. La regola resta semplice: ascoltare i segnali del proprio corpo e sottoporsi a controlli regolari se compaiono sintomi insoliti. Anche il cuore più allenato necessita di attenzione e rispetto continuo.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Il cuore alla prova della maratona
  • Troponina elevata: allarme ingiustificato?
  • I veri rischi: rari ma possibili
  • L’adattamento vince sulla fragilità
En savoir plus
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