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Perché Guillermo Del Toro ha scelto Il Labirinto del Fauno

Cultura / Divertimento / Film / Guillermo Del Toro
Par Redazione,  publié le 18 Febbraio 2026 à 16h09, modifié le 18 Febbraio 2026 à 16h09.
Cultura

Warner Bros. Pictures / PR-ADN

Il regista messicano Guillermo Del Toro ha scelto di mettere da parte un progetto di adattamento cinematografico nel genere fantastico per concentrarsi sulla realizzazione de Il Labirinto del Fauno, uno dei suoi film più acclamati dalla critica.

Tl;dr

  • Guillermo del Toro rifiuta Narnia per un film personale.
  • Le Labyrinthe de Pan vince tre Oscar e ottiene consensi.
  • Netflix rilancia Narnia, Del Toro prosegue con progetti autonomi.

L’arte della scelta: Del Toro tra indipendenza e opportunità mancate

Quando nel 2005 Disney propose a Guillermo del Toro di dirigere l’adattamento de Le Cronache di Narnia, il regista messicano si trovò davanti a un bivio significativo. Pur riconoscendo il potenziale del progetto, la profonda connessione dell’universo di C.S. Lewis con temi religiosi lo spinse a declinare. Il regista spiegò che, da ex cattolico, non riusciva ad abbracciare appieno una storia «su un leone risorto», preferendo invece esplorare – secondo la propria sensibilità – tematiche come la disobbedienza e il libero arbitrio nelle narrazioni fantasy dedicate ai giovani lettori.

Il successo de Le Labyrinthe de Pan

Quella rinuncia segnò una svolta determinante: al posto di immergersi nell’affresco narniano, Del Toro diede vita a Le Labyrinthe de Pan. Ambientato nella Spagna franchista del 1944, il film trascina gli spettatori tra le inquietudini della giovane Ofelia, costretta a confrontarsi tanto con la brutalità degli adulti quanto con mondi immaginari popolati da creature inquietanti. Il confine fra reale e fantastico si fa sottile, in un racconto che scuote per potenza visiva ed emotiva.

Il riscontro della critica non tardò ad arrivare: sei candidature agli Oscar e tre vittorie consacrarono Del Toro come uno dei maestri più originali del cinema contemporaneo.

Narnia dopo Del Toro: tra insuccessi e nuovi inizi

Mentre Del Toro spiccava il volo verso nuovi orizzonti creativi, fu Andrew Adamson, già noto per Shrek 2, a ereditare la regia di Narnia. Il primo film incassò oltre 745 milioni di dollari, ma il secondo episodio registrò un calo drastico d’interesse e ricavi. La debolezza commerciale spinse infine Disney a rinunciare alla saga, lasciando in sospeso il futuro cinematografico di Narnia.

Oggi l’universo creato da Lewis si prepara a essere rilanciato da Netflix, sotto la direzione di Greta Gerwig, fresca del successo planetario di Barbie.

Una carriera all’insegna della libertà artistica

Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Indipendenza creativa: Del Toro ha sempre privilegiato visioni personali.
  • Diversificazione: Dopo Pan ha firmato titoli come Hellboy 2 o Pacific Rim.
  • Sorprese: Con La forma dell’acqua (Oscar per miglior film), ha stupito ancora una volta pubblico e critica.

In fondo, la scelta di non aderire a una grande saga commerciale si è rivelata vincente: oggi Guillermo del Toro continua a sorprendere per originalità e coerenza artistica – anche grazie al recente Frankenstein – dimostrando che il coraggio paga spesso più delle certezze offerte dai franchise hollywoodiani.

Le Récap
  • Tl;dr
  • L’arte della scelta: Del Toro tra indipendenza e opportunità mancate
  • Il successo de Le Labyrinthe de Pan
  • Narnia dopo Del Toro: tra insuccessi e nuovi inizi
  • Una carriera all’insegna della libertà artistica
En savoir plus
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