Netflix e Frankenstein: il film rispetta il romanzo di Mary Shelley?

Netflix / PR-ADN
Netflix propone una nuova rilettura cinematografica di Frankenstein, sollevando interrogativi tra appassionati e critici su quanto questa versione sia fedele alle atmosfere e ai temi originari del celebre romanzo di Mary Shelley.
Tl;dr
- Guillermo del Toro reinventa il mito di Frankenstein.
- Nuove relazioni e maggiore umanità per la Creatura.
- Il film riflette su colpa, redenzione e identità.
Un ritorno sorprendente sul mito di Frankenstein
Rivisitare un’icona come Frankenstein non è mai semplice, eppure Guillermo del Toro ha scelto di confrontarsi con la leggendaria opera di Mary Shelley, restituendole nuova linfa. Fin dall’inizio della pellicola, il regista spiazza lo spettatore: né Victor Frankenstein né la sua Creatura compaiono nelle prime sequenze. Al loro posto, la narrazione si apre sulle vicende di un capitano bloccato tra i ghiacci, richiamo diretto all’incipit del romanzo, ma con nomi e dettagli rinnovati che segnano già un cambio di prospettiva.
Personaggi ridefiniti e rapporti inediti
Tra le scelte più audaci di del Toro, vi è la decisione di approfondire l’infanzia di Victor Frankenstein. Viene così messo in luce un padre severo e l’importanza drammatica della perdita materna, origine delle sue ossessioni. Anche i personaggi secondari subiscono una trasformazione: sparisce il canonico Henry, sostituito da Henrich Harlander, zio della reimmaginata Elizabeth. Quest’ultima non è più promessa sposa di Victor, ma sta per convolare a nozze con suo fratello William; tra lei e Victor nasce addirittura una tensione carica di antipatia.
L’umanità del “mostro” e le responsabilità dello scienziato
Queste innovazioni si riflettono profondamente nei rapporti tra i protagonisti. Diversi elementi spiegano questa rivoluzione narrativa:
- L’umanità della Creatura risulta accresciuta: le sue azioni violente sono sempre difensive o mosse dalla compassione.
- Victor Frankenstein, invece, diventa l’autentico responsabile dei drammi che si susseguono.
A differenza dell’originale letterario in cui la vendetta domina la scena, qui la Creatura reagisce solo per proteggere sé stessa o chi mostra empatia nei suoi confronti; ogni tragedia affonda così le radici nelle scelte di Victor.
Doppia narrazione e redenzione finale
Una delle novità più significative riguarda proprio la struttura narrativa: se nel romanzo solo Victor raccontava la sua storia al capitano Walton, in questa versione anche la Creatura ottiene voce diretta presso il capitano Anderson. Questo espediente dona maggiore spessore emotivo alla vicenda e porta a una conclusione inattesa: Victor chiede perdono al suo stesso “mostro”. In questo modo, Guillermo del Toro offre sia un omaggio raffinato al gotico sia uno sguardo contemporaneo sull’eterno dilemma dell’identità e della colpa. Difficile, alla fine, stabilire chi sia davvero il vero mostro.