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Il corpo umano emette luce visibile fino alla morte: studio

Salute / Salute / Ricerca / Corpo umano
Par Redazione,  publié le 9 Gennaio 2026 à 10h49, modifié le 9 Gennaio 2026 à 10h49.
Salute

ADN

Secondo una recente ricerca, il corpo umano produce una luce visibile, percepibile anche dall’occhio umano, che scompare al momento della morte. Lo studio apre nuove prospettive sulla comprensione dei processi vitali e cellulari.

Tl;dr

  • Scoperta emissione luminosa negli organismi viventi.
  • La luce svanisce improvvisamente alla morte.
  • Possibili applicazioni diagnostiche in medicina.

Una scoperta affascinante: la luce segreta della vita

C’è qualcosa di straordinariamente poetico e al tempo stesso scientifico nella recente scoperta effettuata dai ricercatori dell’University of Calgary e del National Research Council of Canada. Secondo quanto rilevato attraverso sofisticate apparecchiature ottiche, tutti gli esseri viventi – dall’essere umano alle piante – emettono una debolissima luce invisibile. Questa emissione, nota come ultraweak photon emission (UPE), si interrompe bruscamente nel momento esatto della morte.

Luce invisibile: tra scienza e mistero

A prima vista, questi risultati potrebbero sembrare vicini a racconti di “aura” o fenomeni paranormali. Tuttavia, le osservazioni non lasciano spazio a illusioni: grazie a strumenti in grado di rilevare segnali luminosi nell’intervallo tra i 200 e i 1.000 nanometri, gli scienziati sono riusciti a documentare con precisione questo fenomeno in organismi complessi. In passato, emissioni simili erano state attribuite soprattutto a processi cellulari sotto stress, come la presenza di specie reattive dell’ossigeno, ma mai era stato possibile seguirle con tale dettaglio su interi organismi.

Sperimentazione rigorosa su animali e piante

Le procedure sperimentali adottate sono risultate essenziali per eliminare ogni dubbio. In un ambiente completamente buio, quattro topi sono stati monitorati con telecamere specializzate. Dopo una prima fase sui soggetti vivi, gli animali sono stati sottoposti a eutanasia mantenendo costante la temperatura corporea per evitare interferenze termiche. Il risultato? Un calo netto della debole luminosità subito dopo la morte. Lo stesso protocollo è stato applicato a foglie di Arabidopsis thaliana e di Heptapleurum arboricola. Le parti danneggiate delle piante brillavano visibilmente più delle porzioni sane durante tutto l’esperimento.

Dalla ricerca alla diagnosi: prospettive future

Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • L’UPE potrebbe offrire nuovi strumenti per valutare il benessere cellulare.
  • Sistemi diagnostici basati su questa tecnica sarebbero non invasivi.
  • L’applicazione spazia dal campo medico all’agricoltura sostenibile.

Sebbene molte domande restino aperte sulle origini e sul significato profondo di questa “luce vitale”, è difficile non intravedere potenzialità rivoluzionarie: la possibilità di identificare precocemente stati patologici o stress ambientali semplicemente osservando questa flebile emissione potrebbe rappresentare un vero balzo in avanti per la medicina preventiva e le biotecnologie agricole. La vita, pare, ci riserva ancora qualche bagliore nascosto da svelare.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Una scoperta affascinante: la luce segreta della vita
  • Luce invisibile: tra scienza e mistero
  • Sperimentazione rigorosa su animali e piante
  • Dalla ricerca alla diagnosi: prospettive future
En savoir plus
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