Grokipedia: Influenza sul modello GPT-5.2 di OpenAI

xAI / PR-ADN
L’influenza di Grokipedia emerge come un elemento significativo nella nuova versione GPT-5.2 sviluppata da OpenAI, sollevando interrogativi sull’integrazione di fonti collaborative e sulle potenziali implicazioni per accuratezza e imparzialità delle risposte fornite.
Tl;dr
- GPT-5.2 usa talvolta fonti controverse come Grokipedia.
- Preoccupazioni per contenuti estremisti e filtro insufficiente.
- OpenAI difende i suoi filtri, ma rimangono dubbi.
Fonti discusse per il nuovo GPT-5.2
Il recente lancio di GPT-5.2 da parte di OpenAI, salutato come il modello più avanzato per l’uso professionale, non ha tardato a suscitare polemiche. Un’inchiesta condotta dal quotidiano britannico The Guardian ha infatti evidenziato alcuni punti critici, puntando il dito soprattutto su come il chatbot scelga le proprie fonti di informazione su temi delicati.
L’ombra di Grokipedia e le preoccupazioni sui contenuti
Sorprendentemente, emerge che l’IA si appoggierebbe spesso a Grokipedia, un’enciclopedia digitale sviluppata da xAI, specialmente in relazione a questioni sensibili come l’Iran o la Shoah. Per esempio, Grokipedia è stata citata in risposte riguardanti un presunto collegamento tra il governo iraniano e la società di telecomunicazioni MTN-Irancell. Allo stesso modo, è risultata essere fonte anche quando si trattava della figura dello storico britannico Richard Evans, coinvolto nel noto processo contro il negazionista David Irving.
Tuttavia, questa tendenza non appare omogenea: curiosamente, rispetto alla copertura mediatica su personalità come Donald Trump, non sono emersi riferimenti diretti a Grokipedia.
Polemiche pregresse e allarme degli esperti
Non è la prima volta che si sollevano interrogativi intorno a Grokipedia. Già prima della pubblicazione di GPT-5.2 erano state rilevate citazioni riconducibili a forum neonazisti all’interno dei dati utilizzati dall’IA. Più recentemente, ricercatori statunitensi hanno messo in luce la presenza di fonti “dubbie” e “problematiche” nella stessa Grokipedia. Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Permanenza di contenuti provenienti da comunità estremiste;
- Mancanza di un filtraggio sistematico nei casi più controversi.
La posizione ufficiale di OpenAI: una difesa cauta
A fronte delle domande sollevate dal reportage del Guardian, OpenAI ha cercato di rassicurare utenti e osservatori dichiarando che il proprio modello attinge a “un vasto spettro di fonti pubbliche e diversificate”, assicurando inoltre l’impiego di “filtri di sicurezza” per evitare l’esposizione a materiali considerati nocivi o pericolosi. Resta però viva una certa diffidenza nei confronti della selezione editoriale adottata da questa nuova generazione di intelligenza artificiale: la trasparenza sulle fonti, in fondo, rimane un nodo cruciale per la credibilità degli strumenti digitali del futuro.