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Farmaci che alterano a lungo il microbiota intestinale: scoperta scientifica

Salute / Salute / Ricerca / Intestino
Par Redazione,  publié le 4 Novembre 2025 à 8h40, modifié le 4 Novembre 2025 à 8h40.
Salute

ADN

Una recente ricerca scientifica evidenzia come l’assunzione di specifici farmaci possa alterare in modo prolungato la composizione della flora intestinale, suggerendo un legame tra trattamenti farmacologici e salute del microbiota umano.

Tl;dr

  • Molti farmaci alterano il microbioma intestinale a lungo termine.
  • L’effetto aumenta con uso prolungato e combinato.
  • Anche ansiolotici e antidepressivi hanno impatti significativi.

Un equilibrio fragile sotto attacco

Gli effetti degli antibiotici sulla nostra flora intestinale sono noti da tempo. Tuttavia, un recente studio guidato dal genomista Oliver Aasmets dell’Università di Tartu ribalta le certezze: una vasta gamma di trattamenti comuni – non solo gli antibiotici – sarebbe in grado di modificare profondamente e durevolmente il nostro microbioma intestinale. Analizzando oltre 2.500 cartelle cliniche del progetto Estonian Biobank, i ricercatori hanno stabilito che quasi il 90% dei 186 farmaci esaminati comporta variazioni sensibili nelle popolazioni batteriche dell’intestino.

I farmaci coinvolti: ben oltre gli antibiotici

Fin qui, potremmo pensare agli antibiotici come principali indiziati. Eppure, la realtà tratteggiata dallo studio è ben più complessa. Gli effetti più marcati emergono anche con l’assunzione di ansiolitici (come l’alprazolam, noto come Xanax), antidepressivi, inibitori della pompa protonica o beta-bloccanti. Sconcertante notare che alcuni composti della stessa categoria – ad esempio, tra le benzodiazepine, il diazepam (Valium) – risultano invece meno invasivi. E ciò che preoccupa maggiormente: questi squilibri possono persistere anche diversi anni dopo la sospensione del trattamento.

L’effetto cumulativo: un rischio sottovalutato

Ma cosa succede quando più farmaci si sommano nel tempo? Secondo il team di ricerca, proprio l’accumulo e la ripetizione delle terapie rappresentano un fattore aggravante per la salute del microbioma. Diversi elementi spiegano questa dinamica:

  • L’impatto cresce con il numero e la durata delle cure;
  • Certe molecole evidenziano un vero «effetto cumulativo»;
  • Le alterazioni possono perdurare per anni dopo l’ultima assunzione.

Risultati simili erano già emersi da esperimenti su topi, dove cicli prolungati di antibiotici danneggiavano la mucosa intestinale e facilitavano l’aumento di peso.

Nella pratica clinica: serve attenzione storica

Alla luce di questi dati, emerge una questione cruciale: lo storico farmacologico va inserito sistematicamente nell’interpretazione dei dati relativi al microbioma. Come sottolinea Aasmets, limitarsi ai trattamenti attuali rischia di fornire solo una visione parziale delle differenze individuali osservate tra pazienti. Un invito sottile a rivedere strumenti e pratiche cliniche, affinché si possa finalmente riconoscere il ruolo chiave del microbioma nella nostra salute generale e anticipare conseguenze spesso insospettate delle prescrizioni mediche.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un equilibrio fragile sotto attacco
  • I farmaci coinvolti: ben oltre gli antibiotici
  • L’effetto cumulativo: un rischio sottovalutato
  • Nella pratica clinica: serve attenzione storica
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