Eurovision 2024: Spagna pronta al boicottaggio per la presenza di Israele

La partecipazione di Israele all’Eurovision continua a suscitare forti tensioni: la Spagna valuta seriamente il boicottaggio della competizione canora europea, alimentando il dibattito internazionale sull’opportunità della presenza israeliana nell’edizione di quest’anno.
Tl;dr
- Spagna minaccia il ritiro dall’Eurovision se partecipa Israele.
- Possibile boicottaggio da altri paesi e crisi finanziaria.
- Controversie sulla disparità di trattamento tra Israele e Russia.
Tensioni crescenti sul palco dell’Eurovision
Le pressioni politiche stanno agitando la vigilia dell’Eurovision Song Contest 2026. Negli ultimi giorni, la posizione della Spagna ha assunto toni particolarmente netti: il ministro della Cultura Ernest Urtasun, lunedì 15 settembre 2025, ha pubblicamente chiesto l’esclusione di Israele dalla competizione, aggiungendo che, in caso contrario, la partecipazione spagnola verrebbe sospesa. Il giorno dopo, la radiotelevisione pubblica spagnola (RTVE) ha formalizzato questa linea: se lo Stato ebraico sarà ammesso, la Spagna rinuncerà ufficialmente all’evento.
I nodi regolamentari e il rischio di paralisi finanziaria
Il malumore non si ferma ai confini iberici. Diversi membri dell’Unione Europea di Radiodiffusione (UER), tra cui Slovenia, Islanda, Irlanda e Paesi Bassi, hanno lasciato intendere la volontà di sostenere il boicottaggio. La radice del malcontento? Il confronto con la decisione presa nel 2022 nei confronti della Russia: esclusa per l’invasione dell’Ucraina, mentre Israele continua ad avere accesso al contest nonostante le recenti accuse mosse dalle Nazioni Unite — una commissione indipendente ONU parla apertamente di “genocidio” a Gaza dal 2023.
L’impatto dei “Big Five” e i meccanismi dietro le quinte
Va ricordato però – come sottolinea l’esperto Fabien Randanne – che all’Eurovision partecipano i broadcaster nazionali, non gli Stati in quanto tali. Proprio per questo, nel corso degli anni hanno gareggiato anche nazioni extraeuropee come l’Azerbaigian o l’Australia. Tuttavia, sono i cosiddetti “Big Five” (tra cui Spagna) a garantire gran parte dei fondi necessari: un eventuale ritiro di alcuni di questi attori potrebbe mettere a serio rischio la stessa sostenibilità finanziaria e organizzativa della manifestazione prevista a Vienna.
Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Peso economico dei “Big Five” fondamentale per il concorso.
- L’UER ha temporaneamente sospeso le decisioni definitive per consultazioni.
- L’esito controverso dell’edizione 2025 alimenta ulteriori tensioni politiche.
Doppi standard e futuro incerto del contest europeo
L’interrogativo più pungente rimane quello sulla disparità tra le sanzioni inflitte alla Russia e l’attuale posizione nei confronti di Israele. La vittoria schiacciante della concorrente israeliana Yuval Raphael, ottenuta nel concorso più recente grazie a un’affluenza record al televoto (agevolata anche da una generosa regolamentazione sulle SIM), ha riacceso polemiche sulle regole stesse della gara. Al momento, tuttavia, dalla Francia regna il silenzio: nessuna dichiarazione ufficiale da parte di France Télévisions. Incertezza dunque sul futuro dell’evento musicale più seguito d’Europa; tutto dipenderà dalle prossime settimane — e dai prossimi passi degli attori chiave.