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Deepfake e pubblicità: le nuove regole IA a New York

Tecnologia / Tecnologia / Intelligenza Artificiale / Pubblicità
Par Redazione,  publié le 14 Dicembre 2025 à 20h04, modifié le 14 Dicembre 2025 à 20h04.
Tecnologia

ADN

New York interviene nel dibattito sull’intelligenza artificiale fissando limiti precisi all’uso dei deepfake nella pubblicità, una mossa che mira a tutelare i consumatori e a contrastare la diffusione di contenuti ingannevoli generati dall’IA.

Tl;dr

  • New York approva leggi sulla trasparenza dell’IA.
  • Tutela rafforzata per artisti e consumatori digitali.
  • Contrasti tra Stati e governo federale su regolamentazione.

Nuovi limiti per l’intelligenza artificiale a New York

Mentre la velocità dello sviluppo tecnologico sembra inarrestabile, New York compie una scelta destinata a segnare un precedente. Due nuove leggi, firmate dalla governatrice Kathy Hochul, impongono una maggiore trasparenza sull’uso dell’intelligenza artificiale nel settore dell’intrattenimento. Queste misure rispondono a una crescente attenzione nazionale, poiché sempre più Stati americani riflettono su regolamenti simili.

Tutela di artisti e consumatori: cosa cambia?

Al centro delle normative troviamo due principi fondamentali. Innanzitutto, i produttori dovranno dichiarare apertamente quando una pubblicità impiega «AI generated synthetic performers», ossia interpreti creati tramite intelligenza artificiale. Parallelamente, la legislazione richiede che qualsiasi sfruttamento commerciale del nome, dell’immagine o della somiglianza di persone decedute ottenga l’approvazione formale dagli eredi o dagli esecutori testamentari. La governatrice Hochul ha commentato con soddisfazione queste novità: promulgando tali regole, si punta ad assicurare sia la trasparenza sia il rispetto verso chi non può più difendersi da solo.

L’influenza delle rivendicazioni sindacali

In realtà, le nuove norme recepiscono in parte le istanze avanzate dal sindacato SAG-AFTRA durante lo sciopero del 2023. Le preoccupazioni riguardavano soprattutto l’abuso dei cosiddetti «deepfake», ossia riproduzioni digitali di attori realizzate senza consenso. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Consenso esplicito necessario per ogni replica digitale di un attore;
  • Autorizzazione individuale richiesta per ogni utilizzo ulteriore;
  • Pattuito un compenso specifico per ogni apparizione virtuale.

Queste clausole contrattuali hanno contribuito a ispirare le recenti regolamentazioni statali che cercano di recuperare il terreno perso sul fronte legislativo.

Scontro tra poteri sulla regolamentazione dell’IA

Tuttavia, il percorso verso una regolamentazione uniforme appare tutt’altro che lineare. Alcuni esponenti vicini al potere federale, come il consigliere speciale e investitore David Sacks, hanno manifestato apertamente il loro dissenso, tentando più volte di frenare l’autonomia dei singoli Stati su queste materie. Nelle prime stesure della proposta «Big Beautiful Bill» erano persino state inserite clausole che avrebbero impedito qualsiasi controllo locale sull’intelligenza artificiale. Nel frattempo, l’ex presidente Donald Trump, spinto anche dalle pressioni del settore tech, promette un prossimo ordine esecutivo sul tema.

Resta ancora da capire se prevarrà la volontà di garantire regole chiare oppure quella di uniformare – o addirittura bloccare – l’iniziativa statale dal centro del potere federale.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Nuovi limiti per l’intelligenza artificiale a New York
  • Tutela di artisti e consumatori: cosa cambia?
  • L’influenza delle rivendicazioni sindacali
  • Scontro tra poteri sulla regolamentazione dell’IA
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