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Danni cerebrali simili ai prioni possibili anche senza infezione

Salute / Salute / Ricerca / Cervello
Par Redazione,  publié le 9 Dicembre 2025 à 12h05, modifié le 9 Dicembre 2025 à 12h05.
Salute

ADN

Alcuni recenti studi hanno rilevato che danni cerebrali analoghi a quelli causati dalle malattie da prioni possono svilupparsi anche in assenza di infezioni, suggerendo nuovi meccanismi responsabili della degenerazione neuronale.

Tl;dr

  • L’infiammazione cronica può causare danni cerebrali simili ai prioni.
  • Non solo i prioni sono responsabili delle malattie neurodegenerative.
  • Nuove strategie preventive puntano sulla riduzione dell’infiammazione.

Nuove prospettive sulle malattie neurodegenerative

Un recente studio guidato dall’immunologo Burim Ametaj dell’Università di Alberta apre uno spiraglio inatteso nella comprensione delle patologie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer. Per decenni, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sui prioni, note proteine mal ripiegate ritenute le principali responsabili delle lesioni cerebrali osservate, ad esempio, nella malattia di Creutzfeldt-Jakob e nel morbo della “mucca pazza”. Tuttavia, questa certezza appare ora meno solida.

L’inatteso ruolo dell’infiammazione cronica

I risultati degli esperimenti condotti su sei gruppi di topi transgenici – sottoposti a combinazioni differenti di soluzione fisiologica, endotossina batterica (LPS), una forma tossica ma non infettiva della proteina PrP e veri prioni – hanno prodotto una sorpresa rilevante: anche in assenza totale di prioni infettivi, la presenza simultanea di un’infiammazione cronica e di proteine anomale ha dato luogo a danni cerebrali tipici delle patologie prioniche. Queste osservazioni suggeriscono che il solo stato infiammatorio persistente possa bastare ad avviare processi neurodegenerativi profondi.

Piste preventive e cambiamento di paradigma

Questa svolta pone le basi per nuove strategie terapeutiche, mettendo in discussione il modello secondo cui la trasmissione dei soli agenti infettivi sia la causa primaria delle demenze. Lo stesso Ametaj sottolinea quanto questa evidenza modifichi radicalmente il panorama: il meccanismo alla base non si limita più alle sole proteine patologiche trasmissibili. Inoltre, la rilevazione di endotossine batteriche nel cervello di pazienti con Alzheimer avvalora l’ipotesi che agire sull’infiammazione possa essere cruciale.

Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Diminuzione dell’esposizione alle endotossine batteriche;
  • Adozione di stili di vita orientati al controllo dell’infiammazione;
  • Sorveglianza degli stati infiammatori già in giovane età.

Una nuova speranza nella prevenzione

Se davvero una quota significativa delle patologie neurodegenerative nasce da processi infiammatori o da precursori non-infettivi dei prioni, intervenire precocemente sui fattori modificabili – proprio come già si fa nelle malattie cardiovascolari – potrebbe diventare la chiave per contenere l’insorgenza di queste gravi condizioni. Un orizzonte terapeutico che invita a rivalutare priorità e strategie della ricerca neurologica.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Nuove prospettive sulle malattie neurodegenerative
  • L’inatteso ruolo dell’infiammazione cronica
  • Piste preventive e cambiamento di paradigma
  • Una nuova speranza nella prevenzione
En savoir plus
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