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COP30 in Brasile: effetti concreti dei vertici climatici annuali

Internazionale / Internazionale / Ambiente / Brasile
Par Redazione,  publié le 10 Novembre 2025 à 19h39, modifié le 10 Novembre 2025 à 19h39.
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ADN

Mentre il Brasile si prepara a ospitare la prossima conferenza mondiale sul clima, cresce il dibattito sull’efficacia di questi vertici annuali. Molti si interrogano sui risultati concreti ottenuti e sulle reali ricadute delle decisioni prese.

Tl;dr

  • Governance climatica evoluta ma ancora fragile.
  • L’accordo di Parigi punta a +1,5 °C.
  • Tensioni finanziarie e geopolitiche crescenti.

Dalla nascita della governance globale alle prime conferenze

Risalire alle origini della governance climatica internazionale significa tornare indietro al 1988, anno in cui sotto la guida delle agenzie ONU nasce il GIEC. Già nel suo primo rapporto, pubblicato solo due anni dopo, il gruppo lancia un monito inequivocabile: senza interventi urgenti, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere livelli drammatici entro fine secolo. La risposta della comunità internazionale non si fa attendere: nel 1992, durante il cosiddetto «Summit della Terra» di Rio de Janeiro, viene approvata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (CCNUCC). Il testo fissa tre principi fondamentali, tra cui il riconoscimento di una responsabilità condivisa ma differenziata tra Nord e Sud del mondo.

Dall’accordo di Kyoto ai primi ostacoli diplomatici

La nuova struttura diplomatica dà subito vita a strumenti di rilievo. Il Protocollo di Kyoto, siglato nel 1997, rappresenta un primo tentativo di fissare obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni per i paesi industrializzati. Tuttavia, le sue debolezze emergono presto: gli Stati Uniti si sfilano sotto la presidenza Bush, la ratifica russa arriva tardi e la copertura resta limitata a meno di un terzo delle emissioni globali.

L’accordo di Parigi: nuove strategie e difficoltà irrisolte

Il fallimento del vertice di Copenaghen nel 2009 spinge verso una nuova direzione: si abbandonano i target imposti dall’alto in favore di NDC (Contributi Determinati a livello Nazionale), revisionabili ogni cinque anni. L’Accordo di Parigi, firmato nel corso della COP21, ridefinisce l’ambizione globale: mantenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali – auspicando un limite a +1,5 °C. La promessa finanziaria per sostenere i paesi più vulnerabili diventa centrale. Tuttavia, le oscillazioni politiche degli Stati Uniti – dal ritiro con Trump al rientro con Biden – continuano a minare la stabilità dell’impegno collettivo.

Diversi elementi spiegano questa persistente fragilità:

  • Finanziamenti climatici spesso inferiori agli impegni promessi.
  • Difficoltà nell’adeguare le ambizioni nazionali alle raccomandazioni del GIEC.
  • Tensioni geopolitiche crescenti fra attori chiave come Cina e Stati Uniti.

Sfide attuali e prospettive verso Belém

Gli ultimi cicli negoziali – da Glasgow fino alla prossima tappa a Belém – evidenziano come ogni summit aggiunga nuovi elementi critici al quadro generale. Le discussioni sul triplicare i finanziamenti annuali da 100 a almeno 300 miliardi rimangono accese tra un Nord cauto e un Sud che chiede soluzioni rapide all’emergenza. Eppure, nonostante incertezze e lentezze, le COP restano oggi l’unico spazio credibile dove tentare una risposta coordinata al più grande nodo planetario del nostro tempo.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Dalla nascita della governance globale alle prime conferenze
  • Dall’accordo di Kyoto ai primi ostacoli diplomatici
  • L’accordo di Parigi: nuove strategie e difficoltà irrisolte
  • Sfide attuali e prospettive verso Belém
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