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ChatGPT: rischio privacy, prompts degli utenti potenzialmente esposti

Tecnologia / Tecnologia / OpenAI / ChatGPT
Par Redazione,  publié le 16 Novembre 2025 à 14h01, modifié le 16 Novembre 2025 à 14h01.
Tecnologia

OpenAI / PR-ADN

Un recente incidente ha portato alla diffusione involontaria dei prompt inseriti dagli utenti su ChatGPT, sollevando interrogativi sulla tutela della privacy e sulla gestione dei dati da parte della piattaforma di intelligenza artificiale.

Tl;dr

  • ChatGPT ha esposto dati delle query nelle statistiche pubbliche.
  • Il bug derivava dall’inclusione di prompt nelle URL.
  • Sensibili raccomandazioni su privacy e uso IA restano valide.

Una falla in ChatGPT solleva interrogativi sulla riservatezza

Recentemente, diversi sviluppatori e amministratori di siti web hanno notato un fenomeno piuttosto curioso all’interno dei propri pannelli su Google Search Console. Invece delle consuete parole chiave, sono comparse intere frasi formulate in modo sorprendentemente naturale — tipiche della conversazione umana o, più probabilmente, del contributo di un’intelligenza artificiale generativa come ChatGPT. Un dettaglio che, da semplice anomalia, si è rapidamente trasformato in motivo di preoccupazione: come potevano richieste pensate per restare riservate finire registrate tra i dati pubblici di traffico web?

Un bug imprevisto: ricostruzione e origini

Dietro questa strana “fuga” si cela l’indagine approfondita condotta da due esperti del settore, Jason Packer e Slobodan Manić. Scavando nei meccanismi della piattaforma, hanno individuato la radice del problema nel sistema di navigazione integrata di ChatGPT. In pratica, una particolare istruzione — la cosiddetta balise “hints=search” — induceva il chatbot a effettuare ricerche online in tempo reale. Il guaio? A volte parte del prompt dell’utente finiva direttamente nell’URL generata dalla sessione.

Questo automatismo ha avuto conseguenze impreviste: i sistemi di indicizzazione di Google, addestrati a registrare tutto ciò che somiglia a una ricerca, hanno raccolto anche questi dati nei report accessibili agli amministratori dei siti. Secondo quanto riportato da Ars Technica, testata specializzata che ha dato la notizia per prima, OpenAI ha confermato l’esistenza della vulnerabilità. Pur minimizzando la portata — definita “limitata” senza però specificare numeri o tempi — l’azienda non ha potuto evitare che la questione sollevasse dubbi sul rapporto fra IA e privacy.

Impatto statistico e rischi per la privacy digitale

Anche se non sarebbero stati coinvolti dati strettamente sensibili come password o identificativi personali, la vicenda apre nuovi interrogativi sulle modalità con cui gli assistenti IA interagiscono con le infrastrutture digitali pubbliche. Curiosamente, l’incidente ha prodotto anche anomalie nei report degli accessi: molti siti hanno osservato picchi inspiegabili nelle «impression», senza alcun incremento nei clic — una dinamica battezzata dagli addetti ai lavori come effetto «crocodile mouth».

Tutela della riservatezza: consigli per gli utenti IA

La stessa OpenAI, annunciando il superamento tecnico del problema, sottolinea comunque l’importanza della cautela. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Evitare informazioni sensibili: non inserire dati privati nelle richieste, specie con navigazione attiva.
  • Disattivare le funzioni online inutili: limitare l’uso dell’accesso web se non indispensabile.
  • Pulizia regolare dello storico: eliminare periodicamente le tracce delle proprie attività.

Alla luce dell’integrazione sempre più profonda degli strumenti IA nella rete globale, vale forse la pena ricordare che ogni interazione può avere ripercussioni ben oltre le intenzioni iniziali. Ecco perché un approccio informato rimane oggi indispensabile.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Una falla in ChatGPT solleva interrogativi sulla riservatezza
  • Un bug imprevisto: ricostruzione e origini
  • Impatto statistico e rischi per la privacy digitale
  • Tutela della riservatezza: consigli per gli utenti IA
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