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Book of Shadows: sequel oscuro del film Blair Witch

Cultura / Divertimento / Film / Blair Witch
Par Redazione,  publié le 26 Ottobre 2025 à 16h58, modifié le 26 Ottobre 2025 à 16h58.
Cultura

Artisan Entertainment / PR-ADN

Dopo il grande successo di The Blair Witch Project, il sequel Book of Shadows ha deluso pubblico e critica, diventando rapidamente oggetto di controversie e critiche per le sue scelte narrative e stilistiche, segnando una svolta discussa nella saga horror.

Tl;dr

  • Il film diverge dalla visione del regista.
  • Incassi solidi, ma accoglienza critica negativa.
  • La saga resiste e continua a generare interesse.

L’eredità turbolenta di Book of Shadows

Quando, nel 1999, The Blair Witch Project divenne un vero fenomeno internazionale, i vertici di Artisan Entertainment non persero tempo: bisognava sfruttare il clamore generato dal successo. Nacque così la decisione di produrre rapidamente un sequel, anche a costo di sacrificare la cura creativa. In modo inaspettato, i registi originari – Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez – si defilarono, preferendo lasciare sedimentare l’onda mediatica. Al loro posto arrivò Joe Berlinger, documentarista affermato, che si ritrovò improvvisamente catapultato nell’universo del cinema narrativo.

Divergenze creative e pressioni produttive

In fase iniziale, il nuovo regista ricevette carta bianca per sviluppare una storia che esplorasse i meccanismi della suggestione collettiva e il sottile confine tra realtà e finzione. Tuttavia, le cose cambiarono rapidamente. La scadenza ravvicinata – l’uscita doveva coincidere con Halloween – portò il team esecutivo ad imporre numerose modifiche: più violenza esplicita sullo schermo, colonna sonora virata verso il nu metal (ben distante dalle ambizioni originali ispirate a Sinatra), e un montaggio completamente rivisto. La visione di Berlinger fu quindi annacquata da queste ingerenze. Come lui stesso ricordò in seguito: “Discutere con il presidente della società era inutile: sostenevano che il pubblico neppure sapesse chi fosse Hitchcock”.

Risultati finanziari: successo o fallimento?

Eppure, se si guarda ai numeri, parlare di insuccesso sarebbe ingeneroso. In soli quindici mesi dal debutto del primo capitolo e con un budget vicino ai 15 milioni di dollari, Book of Shadows: Blair Witch 2 incassò quasi 48 milioni al botteghino mondiale. Inoltre, grazie alle vendite video e al successo della colonna sonora su CD, le entrate risultarono ancora più consistenti. Analizzando il percorso della pellicola emergono tre aspetti chiave:

  • Cattiva accoglienza critica, a fronte di buoni incassi.
  • Messa in pausa prolungata della saga, fino al rilancio nel 2016.
  • Sostegno importante dai ricavi accessori, soprattutto DVD/CD.

Una saga che sfida il tempo

Nonostante la reputazione appannata e una lunga fase di stallo durata sedici anni, la saga di Blair Witch non ha mai smesso di esercitare fascino sul pubblico. Col tempo alcune letture critiche hanno persino rivalutato la scelta meta-narrativa del film – forse troppo innovativa per l’epoca. Oggi l’interesse attorno al marchio resta vivo; è già in cantiere un nuovo progetto targato Blumhouse. Alla luce di questa resilienza economica e culturale viene spontaneo chiedersi: davvero si può parlare di fiasco quando una saga continua a rivelarsi redditizia?

Le Récap
  • Tl;dr
  • L’eredità turbolenta di Book of Shadows
  • Divergenze creative e pressioni produttive
  • Risultati finanziari: successo o fallimento?
  • Una saga che sfida il tempo
En savoir plus
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