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Batteri antichi contro superbatteri: opportunità e rischi da valutare

Salute / Salute / Ricerca / Trattamento
Par Redazione,  publié le 19 Febbraio 2026 à 9h28, modifié le 19 Febbraio 2026 à 9h28.
Salute

ADN

Recenti studi hanno identificato batteri risalenti a 5.000 anni fa che potrebbero offrire nuove soluzioni contro le infezioni resistenti agli antibiotici, anche se emergono importanti complicazioni che potrebbero limitarne l’utilizzo in ambito medico.

Tl;dr

  • Batteri antichi resistenti scoperti nella grotta Scărișoara.
  • Rischio aumento dell’antibiorisistenza globale col disgelo.
  • Nuove opportunità per medicina e biotecnologie.

Un batterio millenario che sorprende la scienza

Nelle profondità della grotta di ghiaccio Scărișoara, in Romania, un’équipe del Institut de Biologie Bucarest (IBB) ha individuato una scoperta sorprendente: un esemplare batterico, denominato Psychrobacter SC65A.3, rimasto intrappolato per oltre cinquemila anni nei ghiacci. Questo microrganismo, prelevato da un carotaggio di ben venticinque metri nella cosiddetta Grande Sala, offre spunti di riflessione che travalicano la mera curiosità scientifica, ponendo domande cruciali sul futuro della nostra salute pubblica.

Doppia natura: minaccia e risorsa nascosta

L’analisi genomica condotta dagli esperti rivela come questa antichissima specie possieda oltre cento geni associati a forme di resistenza agli antibiotici, inclusi quelli oggi utilizzati contro comuni infezioni respiratorie e cutanee. Tuttavia – osserva la microbiologa Cristina Purcarea – il batterio mostra anche una sorprendente capacità di inibire alcune «superbatteri» resistenti e racchiude potenzialità enzimatiche innovative, che potrebbero rivoluzionare il settore biotecnologico. Dunque, ci si trova di fronte a una vera dicotomia: valorizzare queste nuove proprietà potrebbe aprire frontiere terapeutiche inedite, ma una diffusione incontrollata rischierebbe invece di intensificare l’emergenza globale dell’antibiorisistenza.

I rischi del disgelo e le prospettive future

Le implicazioni del ritrovamento si intrecciano strettamente con i cambiamenti climatici. Il rapido scioglimento dei ghiacci espone alla superficie microrganismi finora rimasti isolati per millenni: secondo gli scienziati rumeni, la liberazione di questi batteri rappresenterebbe una fonte inesauribile di geni di resistenza destinati a diffondersi tra le popolazioni microbiche moderne. Basti pensare che l’antibiorisistenza già provoca ogni anno oltre un milione di vittime a livello mondiale.

Sfide e priorità della ricerca contemporanea

Gli studiosi sottolineano l’urgenza di ampliare le indagini su questi microorganismi d’epoca glaciale. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Capire i meccanismi adattivi al freddo estremo;
  • Valutare il loro impatto sui cicli biogeochimici;
  • Sfruttare possibili applicazioni mediche o industriali.

In definitiva, se da un lato queste scoperte riaccendono entusiasmi e speranze nel mondo della ricerca scientifica, dall’altro alimentano interrogativi su rischi tutt’altro che trascurabili. È ormai chiaro: agire tempestivamente sarà determinante per trarre beneficio dalle peculiarità di questi batteri senza lasciarci sopraffare dalle loro insidie evolutive.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un batterio millenario che sorprende la scienza
  • Doppia natura: minaccia e risorsa nascosta
  • I rischi del disgelo e le prospettive future
  • Sfide e priorità della ricerca contemporanea
En savoir plus
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