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Vulnerabilità nell’Assistente Google: rischi e soluzioni aggiornate

Tecnologia / Tecnologia / IA / Google
Par Redazione,  publié le 10 Ottobre 2025 à 20h55, modifié le 10 Ottobre 2025 à 20h55.
Tecnologia

ADN

Google ridimensiona l’importanza di una recente vulnerabilità scoperta nel suo assistente di intelligenza artificiale, assicurando agli utenti che il problema è stato valutato attentamente e che sono già state adottate misure per tutelare la sicurezza dei dati.

Tl;dr

  • Vulnerabilità scoperta in Gemini tramite tecnica ASCII smuggling.
  • Google minimizza il rischio, nessun intervento immediato previsto.
  • L’attacco è difficile da rilevare per gli utenti professionali.

La scoperta di una vulnerabilità inaspettata

Negli ultimi giorni, un’analisi condotta da un esperto di sicurezza informatica ha portato alla luce una vulnerabilità poco nota in Google Gemini, l’assistente basato su intelligenza artificiale. La tecnica al centro della questione, denominata ASCII smuggling, si fonda sull’utilizzo ingegnoso di caratteri speciali appartenenti al blocco Unicode. Questa modalità permette di inserire contenuti malevoli nelle richieste indirizzate all’IA, eludendo sia i controlli automatici che la percezione degli utenti.

L’approccio di Google e le preoccupazioni crescenti

La reazione di Google non si è fatta attendere, ma ha sorpreso molti osservatori: l’azienda non considera questa criticità una vera e propria vulnerabilità di sicurezza. La classificazione come semplice attacco di ingegneria sociale significa, in sostanza, che non sono previste correzioni a breve termine. Una scelta che appare azzardata, specie considerando quanto Gemini sia integrato nella suite professionale Google Workspace. Questo aspetto solleva domande rilevanti sulla possibilità che informazioni sensibili vengano manipolate o sottratte senza alcun segnale d’allarme per gli utenti.

I rischi nascosti per gli utenti professionali

Non va sottovalutato che le istruzioni malevole restano invisibili agli occhi dell’utente ma vengono perfettamente comprese dalla macchina. Di conseguenza, chi integra l’assistente IA con posta elettronica o calendario potrebbe inconsapevolmente subire modifiche a eventi o messaggi, vedendosi estrarre dati riservati senza accorgersene. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Difficoltà di individuare l’attacco lato utente.
  • Mancanza di strumenti automatici di protezione efficaci in Gemini.
  • Efficacia dimostrata delle misure adottate da concorrenti come Claude, ChatGPT, e Microsoft Copilot, che adottano già sistemi avanzati di «sanitization» degli input.

Nell’orizzonte della sicurezza: scenari futuri e minacce emergenti

Non ci si limita alla sola tecnica dell’ASCII smuggling. Gli esperti segnalano come altre strategie—dal mascheramento tramite CSS fino all’abuso dei limiti grafici—possano sfruttare la discrepanza tra interpretazione umana e lettura algoritmica. In uno scenario dove le soluzioni AI sono ormai integrate in modo strutturale nei processi lavorativi quotidiani, trascurare anche falle minori può tradursi rapidamente in rischi maggiori per aziende ed enti pubblici. Rimane dunque aperta la questione: una risposta più decisa da parte dei giganti tecnologici sarà indispensabile per evitare che queste vulnerabilità si traducano in reali danni operativi.

Le Récap
  • Tl;dr
  • La scoperta di una vulnerabilità inaspettata
  • L’approccio di Google e le preoccupazioni crescenti
  • I rischi nascosti per gli utenti professionali
  • Nell’orizzonte della sicurezza: scenari futuri e minacce emergenti
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