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Perché il dolore viene percepito diversamente da ogni persona?

Salute / Salute / Donna / Dolore
Par Redazione,  publié le 20 Aprile 2026 à 13h15, modifié le 20 Aprile 2026 à 13h15.
Salute

ADN

La percezione del dolore varia notevolmente da persona a persona, influenzata da fattori biologici, psicologici e culturali. Comprendere perché ogni individuo reagisca in modo diverso è essenziale per migliorare le strategie di cura e gestione del dolore.

Tl;dr

  • Genetica e ambiente plasmano la percezione del dolore.
  • Sistema nervoso e fattori psicologici modulano il vissuto doloroso.
  • I ritmi biologici influenzano l’intensità della sofferenza.

La natura complessa del dolore umano

Raramente ci soffermiamo sul motivo per cui una semplice contusione possa far piangere qualcuno, mentre altri sembrano quasi indifferenti alle stesse sollecitazioni. La questione, tutt’altro che banale, apre uno squarcio su un fenomeno personale e sfaccettato: la percezione del dolore. L’International Association for the Study of Pain (IASP) lo definisce come «un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata a una lesione reale o potenziale». In altre parole, ognuno di noi vive la sofferenza secondo schemi unici e in parte ancora misteriosi.

L’influenza dell’ereditarietà e dei geni

Il peso della genetica nella nostra sensibilità non può essere trascurato. Secondo le ricerche di Erin Young, docente presso l’Università del Connecticut, fino al 60% delle differenze individuali nella percezione dolorosa sarebbe imputabile a fattori ereditari. Così come avviene per il colore degli occhi, alcune famiglie sembrano più predisposte ad avvertire anche lievi fastidi con intensità maggiore rispetto ad altre. Si parla spesso di veri e propri «geni del dolore», capaci di modulare la reattività dei nostri recettori di generazione in generazione.

Nervo, ambiente e orologio interno: un intreccio determinante

Ma la storia non finisce qui. Il nostro sistema nervoso centrale rappresenta un altro attore fondamentale: a fronte di uno stimolo doloroso, il viaggio dell’impulso inizia dai nervi periferici e termina nel cervello. Tuttavia, alcune persone hanno fibre nervose particolarmente reattive, che possono amplificare ogni sensazione spiacevole.
In aggiunta, i ricordi legati a esperienze passate — insieme al livello di ansia o stress presente — giocano un ruolo chiave nell’intensità percepita della sofferenza. Non meno importante è l’ambiente circostante: uno spazio sereno può davvero rendere il dolore più sopportabile.

Diversi elementi spiegano questa variabilità:

  • Ereditarietà, che determina la predisposizione familiare alla sensibilità;
  • Sistema nervoso e contesto psicologico-sociale, in continua interazione;
  • Ritmi biologici interni, che modulano il dolore nelle diverse fasi della giornata.

I ritmi circadiani e le prospettive future della terapia personalizzata

Un elemento spesso sottovalutato è l’orologio biologico interno: studi realizzati da Inserm nel 2022 mostrano come il dolore cronico tenda ad aumentare durante la notte per poi attenuarsi nel pomeriggio — indipendentemente dal sonno. Questo suggerisce che una migliore comprensione dei nostri cicli naturali potrebbe offrire nuove strade per terapie sempre più personalizzate.

In definitiva, dietro ogni esperienza dolorosa si cela una trama fatta di biologia ed emozioni che la scienza continua pazientemente a decifrare.

Le Récap
  • Tl;dr
  • La natura complessa del dolore umano
  • L’influenza dell’ereditarietà e dei geni
  • Nervo, ambiente e orologio interno: un intreccio determinante
  • I ritmi circadiani e le prospettive future della terapia personalizzata
En savoir plus
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