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LinkedIn accusato di monitorare l’attività dei browser utenti

Tecnologia
Par Redazione,  publié le 9 Aprile 2026 à 20h25, modifié le 9 Aprile 2026 à 20h25.
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LinkedIn / PR-ADN

LinkedIn è finita sotto i riflettori dopo che sono emerse segnalazioni riguardanti pratiche invasive di monitoraggio dei browser degli utenti, sollevando nuove preoccupazioni sulla tutela della privacy e sulla gestione dei dati personali online.

Tl;dr

  • LinkedIn accusata di monitorare estensioni concorrenti.
  • Raccolta dati su oltre 200 prodotti senza consenso esplicito.
  • Polemica alimentata da un contenzioso personale in corso.

Le accuse alla piattaforma: il caso «BrowserGate»

Da qualche giorno, il mondo digitale è scosso da una serie di pesanti accuse indirizzate a LinkedIn. Un rapporto, recentemente diffuso, sostiene che la piattaforma avrebbe implementato un sofisticato codice JavaScript nascosto capace di analizzare dettagliatamente i browser degli utenti. L’obiettivo? Identificare la presenza di estensioni ritenute concorrenti rispetto agli strumenti commerciali interni al social network professionale. Questa vicenda, ribattezzata da alcuni come BrowserGate, sta suscitando una vera e propria ondata di preoccupazione nel settore.

Ombre sulle pratiche di raccolta dati

Secondo il documento incriminato, la presunta attività di LinkedIn andrebbe ben oltre un semplice controllo tecnico. Sembra infatti che il sistema sia programmato per rilevare più di 200 strumenti sviluppati da aziende rivali – tra cui Apollo, Lusha e ZoomInfo – raccogliendo informazioni utili a tracciare l’utilizzo aziendale di tali prodotti. Non solo: si ipotizza anche la possibilità che vengano estratte, senza autorizzazione esplicita, vere e proprie liste clienti attraverso l’osservazione delle abitudini degli utenti sulla piattaforma.

Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Analisi dettagliate dei browser per monitorare attività sospette;
  • Raccolta dati su hardware e software: memoria, schermo, batteria;
  • Possibili minacce legali agli utenti sorpresi a utilizzare tool non autorizzati.

I riscontri tecnici e la posizione ufficiale di LinkedIn

Alcuni test effettuati da media specializzati come BleepingComputer sembrano confermare le tesi avanzate dal rapporto: sarebbero addirittura oltre 6.200 le estensioni per Chrome effettivamente sottoposte a scansione dal codice in questione. La raccolta dei dati si estenderebbe anche a parametri come lo stato della memoria del dispositivo o il livello della batteria disponibile. Interpellata sulla questione, LinkedIn, pur non smentendo del tutto queste pratiche, afferma che esse servono soltanto a individuare casi specifici di scraping non autorizzato e ribadisce: «Non utilizziamo questi dati per dedurre informazioni sensibili sugli iscritti.»

Dietro lo scandalo, una disputa personale?

A complicare ulteriormente il quadro c’è però un dettaglio significativo: l’autore del rapporto sarebbe un sviluppatore che ha appena perso una causa contro LinkedIn presso un tribunale tedesco. Il social network insiste sul fatto che le accuse siano state già giudicate infondate dalla magistratura locale e attribuisce la pubblicazione del dossier più al risentimento personale che a una reale preoccupazione etica. Tuttavia, resta aperto il dibattito sui limiti tra tutela commerciale e rispetto della privacy digitale.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Le accuse alla piattaforma: il caso «BrowserGate»
  • Ombre sulle pratiche di raccolta dati
  • I riscontri tecnici e la posizione ufficiale di LinkedIn
  • Dietro lo scandalo, una disputa personale?
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