Perplexity e violazione della privacy: rischi per gli utenti

Perplexity / PR-ADN
La piattaforma Perplexity si trova al centro di polemiche dopo che diverse segnalazioni l’hanno indicata per presunte violazioni della privacy, sollevando interrogativi sulla gestione dei dati personali degli utenti e sull’efficacia delle sue misure di sicurezza.
Tl;dr
- Perplexity accusata di violare la privacy degli utenti.
- Dati personali condivisi nonostante il «mode Incognito».
- Preoccupazioni crescenti sull’uso etico delle IA.
Un nuovo caso scuote il settore dell’intelligenza artificiale
Il nome di Perplexity, già noto nel panorama tecnologico per il suo avanzato assistente conversazionale basato su IA generativa, torna al centro dell’attenzione per motivi tutt’altro che lusinghieri. Una recente azione collettiva intentata nello Utah da un utente anonimo, indicato nei documenti giudiziari come «John Doe», porta nuovamente in primo piano la questione della privacy digitale. Le accuse, dettagliate e circostanziate, mettono in discussione la trasparenza dell’azienda rispetto alla tutela dei dati sensibili dei propri utenti.
La promessa (non mantenuta?) del «mode Incognito»
Fulcro della controversia è il cosiddetto «mode Incognito», funzionalità pensata per garantire riservatezza durante le interazioni con l’assistente virtuale. Secondo la denuncia, però, la protezione sarebbe solo apparente: strumenti di tracciamento invisibili verrebbero infatti attivati automaticamente all’ingresso nella homepage di Perplexity, rendendo vane le aspettative degli utenti in cerca di anonimato. Il materiale raccolto – sostiene il ricorso – includerebbe persino trascrizioni integrali delle conversazioni, tra cui informazioni delicate come dati fiscali o sanitari.
Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Dati personali sensibili sarebbero stati condivisi durante ricerche private.
- Email e storico d’uso inviati a terzi all’apertura di account gratuiti.
- Pubblicità ultra-personalizzata percepita come disturbante dagli utenti.
Implicazioni giuridiche ed eco mediatico
L’impatto della vicenda rischia di essere ben più ampio del semplice malcontento: secondo i legali dei ricorrenti, queste pratiche potrebbero infrangere sia regolamenti statali sulla riservatezza che norme federali quali le leggi californiane contro le intercettazioni (wiretapping laws). Ad aggiungere ulteriore complessità c’è il rischio concreto che tali comportamenti favoriscano una pubblicità talmente mirata da risultare quasi ossessiva, creando un clima d’inquietudine tra gli utenti.
I precedenti e la reazione di Perplexity
Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato. Già in passato, Perplexity era finita sotto esame a causa dell’uso controverso dello strumento Comet AI: alcune aziende come Amazon avevano chiesto restrizioni per presunte intrusioni eccessive nella sfera privata degli utenti. La società, per voce del responsabile comunicazione Jesse Dwyer, ha dichiarato di non aver ancora ricevuto notifiche ufficiali in merito alla causa e ha preferito non commentare ulteriormente. Tutto ciò riaccende un dibattito centrale: dove si colloca oggi il sottile confine tra progresso tecnologico e rispetto dei diritti fondamentali?