Francia scende al 35° posto nel World Happiness Report

ADN
Secondo l’ultimo rapporto mondiale sul benessere, la Francia scende al 35° posto nella classifica internazionale della felicità, superata da Paesi come Israele e Arabia Saudita, evidenziando un calo significativo rispetto agli anni precedenti.
Tl;dr
- Finlandia resta prima nel World Happiness Report.
- Crollo della Francia, exploit del Costa Rica.
- I social minacciano il benessere dei giovani.
La Finlandia guida ancora la classifica della felicità
Sorprende, ma forse non troppo: per il nono anno consecutivo, la Finlandia svetta in cima al World Happiness Report. Nonostante una serie di criticità come un tasso di disoccupazione tutt’altro che trascurabile e alcune restrizioni nelle prestazioni sociali, il Paese nordico continua a distinguersi a livello mondiale. Un punteggio medio di 7,764 su 10 fotografa una soddisfazione collettiva che sembra resistere alle sfide economiche. Secondo Juho Saari, docente all’Università di Tampere, «nonostante tutto ciò, rimaniamo felici», sottolineando quanto siano determinanti la sfera privata e il clima sociale.
I nuovi equilibri: sorpassi e cadute in classifica
L’edizione 2026 regala un colpo di scena significativo: il Costa Rica, per la prima volta nella storia del rapporto, conquista la quarta posizione assoluta. Un risultato senza precedenti per l’America Latina. Nel frattempo la Francia scivola al trentacinquesimo posto, superata da realtà inattese come Kazakhstan, Kosovo e persino l’Arabia Saudita. Analizzando nel dettaglio i dati francesi si notano luci e ombre: buona performance in ambito salute (14° posto), ma numeri molto più bassi sulla libertà individuale (114°) e sulla generosità (63°). Va segnalato inoltre come quest’anno nessun Paese anglofono compaia tra i primi dieci — una svolta rispetto alle edizioni precedenti.
L’effetto controverso dei social network sui giovani
Non meno rilevante è il tema dell’impatto dei social sulle giovani generazioni. Diversi governi stanno valutando limiti più stringenti all’uso delle piattaforme tra i minori, alla luce del crollo del benessere tra gli under 25 – soprattutto tra le ragazze – registrato in Paesi come Stati Uniti e Canada. Tuttavia lo scenario non è uniforme: in alcune aree globali si assiste a dinamiche opposte. Come fa notare Jan-Emmanuel De Neve (Università di Oxford), un utilizzo intenso può ridurre il benessere percepito, ma chi si tiene totalmente alla larga rischia di perdere effetti positivi specifici. Diversi elementi spiegano questa complessa relazione:
- Demografia e contesto socio-economico;
- Tasso d’uso e tipologia delle piattaforme;
- Modalità d’impiego personale.
Nazioni nordiche ai vertici — Afghanistan fanalino di coda
Il rapporto analizza sei parametri fondamentali — tra cui PIL pro capite, speranza di vita in salute e senso della libertà — per stilare la sua graduatoria sulle 147 nazioni esaminate. Oltre alla Finlandia, anche Danimarca, Svizzera e Norvegia mantengono saldamente le posizioni alte della classifica; all’estremo opposto l’Afghanistan, segnato da instabilità politica e violazioni sistematiche dei diritti umani. Resta evidente che trovare l’equilibrio tra innovazione tecnologica e qualità della vita sia una delle grandi sfide globali contemporanee.