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Trump e Gaza: reazioni, speranze di pace e impegni concreti

Internazionale / Internazionale / Donald Trump / Israele
Par Redazione,  publié le 30 Settembre 2025 à 13h34, modifié le 30 Settembre 2025 à 13h34.
Internazionale

ADN

Il piano proposto da Trump per la situazione a Gaza ha suscitato una serie di reazioni significative, che oscillano tra la speranza di una soluzione pacifica e l’espressione di un impegno autentico da parte dei diversi attori coinvolti.

Tl;dr

  • Piano di pace USA: stop ostilità e liberazione ostaggi.
  • Sostegno internazionale, ma restano riserve tra i protagonisti locali.
  • Incertezza sull’impatto reale per i civili di Gaza.

Un piano senza precedenti per la pace a Gaza

Al termine di una riunione ad alta tensione alla Casa Bianca, il 29 settembre 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un ambizioso piano per la crisi nell’enclave palestinese. L’iniziativa si articola in venti misure chiave e mira, tra gli altri obiettivi, all’immediata cessazione delle ostilità, al ritiro graduale delle forze israeliane da Gaza e alla liberazione degli ostaggi entro 72 ore dalla ratifica dell’accordo da parte di Israele. A garanzia del rispetto degli impegni, dovrebbe nascere un inedito “comitato della pace”, presieduto direttamente da Trump e affidato per la gestione operativa all’ex primo ministro britannico Tony Blair.

Sostegni trasversali e reazioni contrastanti

Da subito, l’eco internazionale non si è fatta attendere. Diverse capitali europee e una coalizione compatta di Stati arabi – tra cui Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Indonesia e Pakistan – hanno manifestato il loro sostegno all’iniziativa americana. Anche i vertici europei sembrano intravedere in questo progetto una svolta: il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di «un forte impegno» per la liberazione degli ostaggi; il premier spagnolo Pedro Sánchez, noto per le sue critiche all’offensiva israeliana, ha definito questo passaggio come “diplomaticamente epocale”; mentre il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, invita tutte le parti a cogliere «una vera occasione di pace».

Divergenze locali e possibili ostacoli operativi

Sebbene molti parlino di progetto “ambizioso” – posizione sostenuta anche dal governo italiano – permangono dubbi concreti sul terreno. Il primo ministro britannico Keir Starmer, ad esempio, evidenzia l’urgenza di assicurare anche un flusso costante di aiuti umanitari verso Gaza parallelamente al cessate il fuoco. Da parte sua, lo stesso Blair non esita a definire la proposta «probabilmente la migliore occasione dopo due anni di guerra», pur invitando alla cautela.

Diversi elementi spiegano questa prudenza:

  • L’Autorità Palestinese, pur riconoscendo gli sforzi americani, attende sviluppi concreti prima di pronunciarsi definitivamente.
  • Jihad Islamico, invece, respinge nettamente l’iniziativa considerandola una forma mascherata di aggressione.
  • L’intervento delle agenzie umanitarie internazionali appare cruciale affinché gli impegni vengano tradotti in realtà.

Speranza concreta o tregua temporanea?

Nonostante le tante dichiarazioni entusiaste, rimane aperta la questione più delicata: sarà questa iniziativa americana davvero in grado di trasformare la quotidianità dei civili di Gaza? Solo le prossime settimane diranno se si tratta dell’inizio di una vera svolta o semplicemente dell’ennesima tregua effimera.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un piano senza precedenti per la pace a Gaza
  • Sostegni trasversali e reazioni contrastanti
  • Divergenze locali e possibili ostacoli operativi
  • Speranza concreta o tregua temporanea?
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