Blocco Stretto di Hormuz: impatto su petrolio e gas nel Medio Oriente

ADN
La situazione in Medio Oriente si aggrava con il blocco del traffico nel strategico stretto di Ormuz, mettendo sotto pressione i mercati globali di petrolio e gas e alimentando timori per l’approvvigionamento energetico internazionale.
Tl;dr
- Transito marittimo nel detroit d’Ormuz quasi paralizzato.
- Blocchi colpiscono energia, beni di consumo e settori industriali.
- Costi logistici in aumento per deviazioni forzate delle rotte.
Una crisi senza precedenti nello scacchiere marittimo
Dall’inizio delle tensioni nel Moyen-Orient, il detroit d’Ormuz si trova di fronte a uno scenario inedito: secondo l’analisi di Cyrille Poirier-Coutansais del Centre d’Etudes stratégiques de la Marine, il traffico marittimo ha subito un congelamento quasi totale. Un fenomeno mai osservato nemmeno durante i conflitti storici come la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, quando – come sottolinea Paul Tourret dell’Institut supérieur d’économie maritime français – le operazioni non si erano mai arrestate completamente.
I punti di snodo e l’impatto sui mercati chiave
Il ruolo del detroit d’Ormuz, da sempre crocevia essenziale del commercio energetico globale, non può essere sottovalutato: da qui transita circa un quarto del petrolio mondiale e quasi il 20% del gas naturale liquefatto. Tuttavia, alcuni esperti suggeriscono una visione più sfumata riguardo all’impatto sulle grandi rotte tra Asia ed Europa, poiché questo passaggio porta principalmente ai porti del Golfo Persico – destinazioni cruciali per le merci dirette verso Koweït, Iraq o Iran. L’importanza strategica resta invece massima per la regione circostante: il porto di Dubaï-Jebel Ali, decimo hub container al mondo, è fulcro della ridistribuzione verso numerosi Paesi limitrofi. Le grandi navi scaricano qui i carichi che vengono poi inviati su imbarcazioni minori verso destinazioni come India, Africa orientale e Medio Oriente.
Navi ferme e filiere bloccate: settori sotto pressione
La paralisi coinvolge un ampio ventaglio di settori. I principali armatori globali – tra cui MSC, Maersk, CMA CGM, Hapag Lloyd, e la cinese Cosco – hanno sospeso le rotte nell’area, ordinando alle loro flotte di restare all’ancora nei pressi di porti come quello di Dubaï o vicino al porto iraniano di Bandar Abbas. Su Marine Traffic si contano decine di petroliere e cargo immobilizzati.
Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Energia: petrolio e gas naturale liquefatto bloccati all’origine.
- Beni essenziali: cereali, prodotti farmaceutici, cosmetici europei fermi nelle stive.
- Lusso e industria: marmo italiano, ceramiche, alluminio mediorientale e alimentari olandesi/italiani senza sbocco.
Diversioni onerose e consegne in ritardo
Con la chiusura temporanea anche della via del Mar Rosso a causa degli attacchi houthi, le rotte commerciali devono ora aggirare il continente africano passando dal capo di Buona Speranza. Questo comporta mediamente dieci giorni in più per ogni viaggio marittimo e un incremento fino al 30% dei costi di spedizione. I principali marketplace online – da Temu a Shein fino ad Amazon – hanno già avvertito i clienti: le attese si allungheranno inevitabilmente. Uno scenario che rischia di riverberarsi negativamente su ogni settore industriale nei prossimi mesi.