Pavel Durov: accuse di terrorismo e spionaggio dalla Russia

ADN
Le recenti accuse di terrorismo e spionaggio rivolte dalla Russia a Pavel Durov, fondatore della popolare piattaforma di messaggistica Telegram, accendono i riflettori sulle crescenti tensioni tra il governo russo e i leader tecnologici indipendenti.
Tl;dr
- Accuse gravi su Telegram e il suo fondatore.
- Governo russo denuncia rischi di sicurezza nazionale.
- L’interdizione di Telegram divide anche i filogovernativi.
Pavel Durov e le crescenti pressioni su Telegram
Nelle ultime settimane, il clima attorno a Pavel Durov, ideatore di Telegram, si è notevolmente surriscaldato in Russia. Accusato di aver agevolato «attività terroristiche», il fondatore della celebre app di messaggistica si trova ora nel mirino delle autorità russe. Secondo quanto riportato dal Financial Times, le accuse spaziano dalla collaborazione con presunti nemici della nazione fino al sostegno implicito alle operazioni ucraine.
L’offensiva mediatica e politica contro Telegram
La reazione dei media statali non si è fatta attendere: testate come la Rossiiskaya Gazeta, spesso portavoce delle posizioni del governo, hanno definito Telegram «la principale arma dei servizi segreti dell’OTAN e del regime di Kyiv». I sospetti si concentrano su pratiche quali l’intercettazione di dati geolocalizzati, la presunta vendita di informazioni riservate e minacce rivolte ai militari russi e alle loro famiglie. Queste piattaforme, a detta dei servizi federali di sicurezza, sarebbero divenute strumenti strategici nelle mani degli avversari occidentali.
Critiche interne: una decisione controversa
Tuttavia, non tutto il fronte russo si mostra compatto. Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Anche alcuni soldati russi utilizzano Telegram per coordinarsi.
- Nelle zone al confine ucraino, l’app serve per diffondere allarmi durante gli attacchi.
- Lo stesso portavoce del presidente Vladimir Putin mantiene aperti canali con la stampa proprio attraverso Telegram.
Questa molteplicità d’uso ha alimentato dubbi tra le file filogovernative sull’efficacia e l’opportunità dell’interdizione.
Durov tace, la sfida resta aperta
Nonostante la gravità delle accuse, Durov, già creatore – e poi costretto ad abbandonare – del social network russo VK, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle nuove contestazioni. Dopo il recente blocco della piattaforma in Russia aveva però denunciato l’intenzione delle autorità di «costringere i cittadini verso un’app statale votata alla sorveglianza e alla censura». Il conflitto tra esigenze di sicurezza nazionale e tutela delle libertà individuali sembra destinato a restare al centro del dibattito pubblico russo ancora a lungo.