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Stati membri e assenti del nuovo Consiglio di Pace di Trump

Internazionale / Internazionale / Stati Uniti (USA) / Donald Trump
Par Redazione,  publié le 22 Gennaio 2026 à 15h19, modifié le 22 Gennaio 2026 à 15h20.
Internazionale

Gros plan d'une table de conférence polie avec des verres d'eau et des appareils électroniques bien rangés.

Giovedì Donald Trump ha annunciato la creazione di un nuovo organismo internazionale dedicato alla pace, svelando l’elenco dei Paesi che hanno deciso di aderire e quelli che invece hanno scelto di non partecipare all’iniziativa.

Tl;dr

  • Trump lancia il «Consiglio di pace» come alternativa all’ONU.
  • Il progetto divide: Sud globale aderisce, Europa e Cina contrari.
  • Mosca indecisa, tensioni tra alleati occidentali.

Un’iniziativa che scuote gli equilibri diplomatici

Un discorso enigmatico al forum di Davos ha preceduto un momento destinato a lasciare il segno sulla scena internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si appresta infatti, giovedì 22 gennaio 2026, a presentare ufficialmente il nuovo Consiglio di pace: una struttura pensata per porsi come alternativa diretta all’ONU. Sebbene il punto di partenza fosse la ricostruzione di Gaza, il documento fondativo abbraccia ormai una missione molto più ampia: promuovere la soluzione dei conflitti su scala globale.

Aderenti e prime spaccature geopolitiche

Lo scenario si mostra subito polarizzato. Dal quartier generale di Washington sono già arrivate più di dieci adesioni, quasi tutte provenienti dall’emisfero sud. Il Marocco è stato fra i primi a confermare la partecipazione, seguito da numerosi protagonisti del mondo musulmano: nella serata di mercoledì hanno accettato formalmente anche Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Indonesia, e Pakistan. In tarda serata si sono aggiunti anche il Kuwait, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Bahrain. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Sfiducia diffusa nei meccanismi attuali delle Nazioni Unite.
  • L’ambizione di esercitare maggiore influenza diplomatica regionale.
  • L’opportunità di ridefinire le proprie alleanze strategiche.

L’Occidente e la Cina restano fedeli all’ONU

Sul fronte opposto, invece, la reazione è stata decisamente tiepida o persino ostile. La posizione della Francia appare irremovibile: forte attaccamento alla carta delle Nazioni Unite e diniego – almeno per ora – alla partecipazione. Non sono mancate tensioni accessorie, con minacce statunitensi sui dazi ai prodotti francesi come vini e champagne. In Asia, la Cina sottolinea la necessità di un ordine internazionale centrato sull’ONU; identica la risposta della Norvegia che, senza tentennamenti, ha rifiutato l’invito. Anche l’Ucraina si schiera senza esitazioni contro la proposta americana.

Mosca tra dubbi e pressioni internazionali

Resta aperto l’enigma russo: sebbene sia stata inoltrata un’invito formale a Putin – confermato sia da Trump che dal Cremlino – Mosca non ha ancora preso una decisione definitiva. Anzi, lo stesso presidente russo preferisce prendersi tempo, alimentando una certa ansia tra gli alleati occidentali. Nel Regno Unito cresce la diffidenza verso un possibile avvicinamento russo agli Stati Uniti in questa nuova cornice; mentre il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha già risposto con un netto rifiuto.

In definitiva, questo progetto rischia di ridefinire le linee del confronto diplomatico globale, intensificando tanto le alleanze quanto le tensioni fra i vari attori internazionali.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un’iniziativa che scuote gli equilibri diplomatici
  • Aderenti e prime spaccature geopolitiche
  • L’Occidente e la Cina restano fedeli all’ONU
  • Mosca tra dubbi e pressioni internazionali
En savoir plus
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