USA: ritiro dalle principali organizzazioni climatiche e umanitarie

ADN
Gli Stati Uniti hanno annunciato la loro uscita dalle principali organizzazioni internazionali dedicate alla lotta contro i cambiamenti climatici e alla gestione delle emergenze umanitarie, segnando un nuovo orientamento nella politica estera del Paese.
Tl;dr
- Ritiro degli USA da 66 organismi internazionali.
- Colpiti settori chiave: clima, commercio, immigrazione.
- Cresce l’isolamento americano sullo scenario globale.
Svolta radicale nella politica estera americana
La recente scelta della Casa Bianca di ritirare gli Stati Uniti da ben 66 organizzazioni internazionali rappresenta uno strappo senza precedenti rispetto ai principi della cooperazione multilaterale. Questa decisione, sancita con un decreto presidenziale firmato dal presidente Donald Trump, ha destato forte preoccupazione tra i membri delle Nazioni Unite, sebbene sia in linea con l’indirizzo seguito dall’amministrazione a partire dal 2025.
I settori più colpiti: clima, commercio e immigrazione
Un’analisi della lista degli enti abbandonati evidenzia chiaramente le nuove priorità di Washington. Ad essere coinvolte sono istituzioni centrali per la lotta ai cambiamenti climatici come la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (CCNUCC) e il GIEC, ma anche organismi attivi su temi commerciali o demografici – basti citare il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione o il Centro del commercio internazionale. Il taglio dei contributi statunitensi rischia ora di mettere in difficoltà queste realtà, considerando che la quota versata dagli Stati Uniti pesava in modo rilevante sui loro bilanci.
Dubbie ricadute pratiche e motivazioni controverse
L’amministrazione statunitense giustifica questa ondata di uscite sostenendo che molti degli organismi coinvolti promuoverebbero «politiche climatiche radicali» e «programmi ideologici» contrari alla sovranità nazionale e alla solidità economica americana. Un altro obiettivo dichiarato sarebbe quello di alleggerire l’onere finanziario a carico dei contribuenti. Tuttavia, non sono stati diffusi dati trasparenti sui reali risparmi ottenuti o sulla destinazione futura dei fondi così liberati.
D’altro canto, alcuni responsabili dell’ONU, intervistati dal Washington Post, sottolineano che in diversi casi la partecipazione americana era limitata o puramente consultiva. Inoltre, gli Stati Uniti rimangono membri di strutture ritenute strategiche come l’AIE (Agenzia internazionale dell’energia), segnale che non tutte le porte sono state chiuse.
L’America sempre più isolata sulla scena internazionale
Sul piano politico, emerge con forza una crescente diffidenza verso il multilateralismo. Non a caso, negli ultimi mesi Washington ha abbandonato i negoziati commerciali con il Canada dopo l’introduzione di una tassa sui servizi digitali ed è arrivata a vietare l’ingresso nel Paese a personalità europee come Thierry Breton, ex commissario UE e promotore del Digital Services Act. Diversi osservatori temono oggi un indebolimento duraturo del dialogo globale su temi cruciali quali ambiente e regolamentazione digitale – ambiti in cui gli Stati Uniti hanno storicamente svolto un ruolo trainante.