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Trump dichiara il controllo sul Venezuela dopo arresto di Maduro

Internazionale / Internazionale / Donald Trump / Venezuela
Par Redazione,  publié le 5 Gennaio 2026 à 13h16, modifié le 5 Gennaio 2026 à 13h17.
Internazionale

ADN

Dopo la recente cattura di Nicolás Maduro, Donald Trump si è dichiarato responsabile della situazione in Venezuela, sottolineando il proprio ruolo nella gestione della crisi politica che ha coinvolto il Paese sudamericano.

Tl;dr

  • Máduro trasferito negli Stati Uniti, accuse di narcoterrorismo.
  • Vicepresidente Rodriguez alla guida ad interim del Venezuela.
  • Crescono tensioni ONU su petrolio e sovranità venezuelana.

Scenario diplomatico teso e posta in gioco petrolifera

In queste ore il Venezuela si trova al centro di un vortice internazionale. Dopo la clamorosa estradizione del presidente Nicolás Máduro verso gli Stati Uniti, avvenuta sabato 3 gennaio, il clima politico sudamericano è più instabile che mai. Mentre a Washington il presidente Donald Trump si affretta a ribadire, anche dalla scaletta dell’Air Force One, che «noi siamo al comando», la situazione a Caracas resta incerta e carica di tensione.

L’incertezza politica a Caracas

Nonostante le dichiarazioni perentorie degli Stati Uniti, la guida del paese è stata assunta temporaneamente dalla vice-presidente Delcy Rodriguez, nominata capo di Stato ad interim dalla Corte Suprema venezuelana. Rodriguez tenta di gettare acqua sul fuoco e propone un dialogo con Washington all’insegna del rispetto reciproco e della non ingerenza. Ma il tono aggressivo scelto da Trump lascia intuire ben altre intenzioni: l’attenzione americana appare rivolta soprattutto alle immense riserve petrolifere locali, tra le più ricche al mondo.

Accuse pesanti e processo negli USA

Intanto a New York l’ex presidente Máduro, sorvegliato a vista, dovrà rispondere lunedì davanti a un giudice federale delle gravi accuse mosse dalla giustizia americana: dal narcoterrorismo al traffico internazionale di droga e detenzione illegale di armi automatiche. Coinvolti anche la moglie Cilia Flores e il potente ex ministro dell’Interno Diosdado Cabello, sospettati di collaborare con i guerriglieri delle FARC – classificati dagli USA come gruppo terroristico – per facilitare l’invio di droga verso il Nord America.

L’ONU osserva e la crisi si complica

Mentre la comunità internazionale cerca di orientarsi fra dichiarazioni roboanti e rivendicazioni sulla sovranità nazionale, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha accolto la richiesta d’urgenza del governo venezuelano. Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • L’intervento americano viene contestato come illegittimo su vari fronti;
  • I giacimenti petroliferi venezuelani restano oggetto di contesa globale;
  • Sembra profilarsi una nuova stagione di ingerenze nell’area caraibica.

La questione resta aperta: se prevarrà una soluzione negoziata o se invece si assisterà a uno scontro diplomatico prolungato lo diranno solo le prossime settimane. La posta in gioco – tra stabilità regionale, interessi economici ed equilibri geopolitici – non è mai stata così alta.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Scenario diplomatico teso e posta in gioco petrolifera
  • L’incertezza politica a Caracas
  • Accuse pesanti e processo negli USA
  • L’ONU osserva e la crisi si complica
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