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Brooklyn Nine-Nine: perché la serie TV è stata cancellata

Cultura / Divertimento / Serie TV / NBC
Par Redazione,  publié le 26 Dicembre 2025 à 17h58, modifié le 26 Dicembre 2025 à 17h58.
Cultura

NBC / PR-ADN

Dopo otto stagioni di successo e una vasta base di fan, la popolare serie comica Brooklyn Nine-Nine si è conclusa, lasciando molti spettatori a chiedersi quali fattori abbiano portato alla chiusura di uno degli show più amati della televisione.

Tl;dr

  • La serie affronta i limiti della rappresentazione poliziesca.
  • Il contesto sociale del 2020 ne cambia la direzione.
  • L’ultima stagione mostra le difficoltà di adattarsi.

L’illusione di una commedia progressista

Quando fece il suo esordio nel 2013, Brooklyn Nine-Nine sembrava destinata a ridefinire la sit-com poliziesca. L’alchimia tra Andy Samberg e l’imperturbabile Andre Braugher regalava momenti irresistibili, mentre l’intero cast dava vita a personaggi che diventavano ben presto familiari al pubblico. In superficie, tutto funzionava: gag spiazzanti, ritmo incalzante, una calorosa atmosfera corale. Tuttavia, questa leggerezza si svolgeva interamente tra le mura di un commissariato del NYPD, un dettaglio che, con il tempo, si sarebbe rivelato cruciale.

Un modello innovativo… ma prigioniero della sua cornice

Nel corso delle prime stagioni, la serie aveva saputo distinguersi per la sua audacia. La presenza di personaggi come Amy Santiago, Rosa Diaz e soprattutto il Capitano Holt – un uomo nero dichiaratamente omosessuale alle prese con discriminazioni sistemiche – offriva uno sguardo insolito per una sitcom mainstream. Temi delicati come il razzismo interno alla polizia e il profilage razziale non venivano mai evitati: emblematico fu l’episodio in cui il sergente Terry subisce un controllo ingiustificato da parte di un collega. Tuttavia, nonostante la volontà di affrontare certe questioni spinose, tutto continuava a essere raccontato dalla prospettiva “interna” dei “bravi poliziotti”, quasi a suggerire che bastassero poche eccezioni virtuose a salvare un intero sistema difettoso.

L’impatto dei movimenti sociali sul racconto televisivo

Il clima cambia radicalmente nel 2020, dopo il tragico omicidio di George Floyd e l’ondata globale di richieste di giustizia razziale. A quel punto, diventa impossibile ignorare quanto fosse ormai problematica una narrazione che idealizzava l’istituzione-polizia attraverso il filtro dell’ironia. Il creatore della serie, Dan Goor, prende allora una decisione drastica: vengono scartati quattro episodi già pronti e la produzione riparte daccapo per affrontare con più onestà i temi contemporanei.

Diversi elementi spiegano questa svolta:

  • Sensibilità crescente verso le storture sistemiche delle forze dell’ordine.
  • Difficoltà nel conciliare umorismo e critica sociale autentica.
  • Peso della pressione mediatica su autori e interpreti.

L’addio difficile: fra compromessi e stanchezza creativa

Così l’ottava stagione segna una sorta di resa: Rosa abbandona la divisa, Jake si mette in discussione e le trame cercano faticosamente nuove strade. Ma ormai la magia sembra svanita; lo spettatore percepisce uno sforzo più meccanico che spontaneo. Alla fine resta una domanda sospesa: i protagonisti avrebbero mai potuto esistere fuori dal loro ruolo nel NYPD? Evidentemente no. Travolta dagli eventi reali, perfino una commedia brillante come Brooklyn Nine-Nine ha dovuto cedere il passo al cambiamento sociale.

Le Récap
  • Tl;dr
  • L’illusione di una commedia progressista
  • Un modello innovativo… ma prigioniero della sua cornice
  • L’impatto dei movimenti sociali sul racconto televisivo
  • L’addio difficile: fra compromessi e stanchezza creativa
En savoir plus
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