Thierry Breton escluso dagli USA: motivi e accuse di maccartismo

ADN
Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, è stato recentemente dichiarato persona non grata negli Stati Uniti, in un contesto segnato da crescenti tensioni diplomatiche e accuse di atteggiamenti assimilabili al maccartismo.
Tl;dr
- Sanzioni USA contro leader UE della regolamentazione digitale.
- Washington accusa Bruxelles di minaccia alla libertà d’espressione.
- Escalation nelle tensioni transatlantiche su disinformazione online.
Tensioni tra Europa e Stati Uniti: lo scontro sulla regolamentazione digitale
Non accenna a placarsi la frizione tra le istituzioni europee e l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Il conflitto si è acuito martedì 23 dicembre 2025, con l’annuncio da parte della Casa Bianca di sanzioni senza precedenti contro cinque figure chiave europee, tutte impegnate nella lotta contro la disinformazione online e nella definizione della regolamentazione del settore digitale.
Tra i nomi colpiti spicca quello di Thierry Breton, ex commissario europeo francese, riconosciuto come uno dei principali architetti delle politiche digitali dell’Unione europea. Sui social, Breton ha reagito duramente, evocando un «vento di maccartismo» in risposta alle misure statunitensi.
L’accusa americana: censura e minaccia ai valori democratici
Il dipartimento di Stato americano motiva la decisione parlando apertamente di presunta «censura» esercitata dagli esponenti europei, accusati di ostacolare gli interessi degli Stati Uniti. Attraverso i canali social, il segretario di Stato Marco Rubio ha puntato il dito contro gli «ideologi europei», accusandoli di condurre una campagna per piegare le grandi piattaforme digitali americane e limitare la libertà d’espressione. La posizione della Casa Bianca è apparsa intransigente: secondo Washington, non saranno più tollerati atti di «censura extraterritoriale», arrivando persino a parlare di un ipotetico «complesso industriale mondiale della censura».
In concreto, queste restrizioni vietano l’ingresso negli Stati Uniti a personalità come Breton – una misura insolita dato che, normalmente, i cittadini europei necessitano solo dell’autorizzazione ESTA per recarsi oltreoceano.
L’arsenale normativo europeo nel mirino
Alla base dello scontro vi è soprattutto il nuovo impianto regolatorio messo in campo da Bruxelles. Washington lo giudica troppo invasivo: il caso emblematico resta la recente multa record – 140 milioni di dollari comminata al social X (ex-Twitter), controllato da Elon Musk. L’amministrazione Trump percepisce queste iniziative come minacce dirette al modello democratico statunitense.
Diversi elementi spiegano questa decisione:
- Dichiarazioni pubbliche del vicepresidente JD Vance su una presunta erosione della libertà d’espressione in Europa.
- Nuove restrizioni su visti tecnologici verso l’UE.
- Lancio di una strategia nazionale che accusa Bruxelles di indebolire la «sovranità politica» americana.
Preoccupazioni e prospettive future
Da parte europea non sono mancate reazioni ferme. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha ribadito il principio della sovranità dei popoli europei. Intanto, anche organizzazioni internazionali come l’IFCN, impegnata nella verifica dei fatti, manifestano allarme per il clima teso che rischia di compromettere gli sforzi contro la disinformazione.
Resta da vedere fino a che punto questo braccio di ferro tra due visioni opposte del digitale potrà spingersi senza provocare danni difficilmente reversibili nei rapporti transatlantici.