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Instacart: multe FTC per costi nascosti e abbonamenti ingannevoli

Notizie / Tecnologia / rimborso
Par Redazione,  publié le 21 Dicembre 2025 à 14h45, modifié le 21 Dicembre 2025 à 14h45.
Notizie

Instacart / PR-ADN

L’agenzia statunitense per la tutela dei consumatori ha avviato un’indagine su Instacart, accusando la piattaforma di applicare costi nascosti e di proporre abbonamenti con modalità considerate ingannevoli per gli utenti.

Tl;dr

  • Instacart dovrà rimborsare 60 milioni di dollari.
  • La FTC contesta pratiche commerciali ritenute ingannevoli.
  • Modalità di rimborso e tempistiche ancora da definire.

Un colosso sotto accusa: la vicenda Instacart

Il gigante americano della consegna di prodotti alimentari, Instacart, si trova al centro di una tempesta giudiziaria senza precedenti. Un accordo con la Federal Trade Commission (FTC) obbliga la società a rimborsare ben 60 milioni di dollari ai suoi clienti. Il motivo? La FTC ha riscontrato diverse pratiche commerciali considerate scorrette e ingannevoli, minando la fiducia dei consumatori.

I punti contestati dalla Federal Trade Commission

Secondo le indagini dell’agenzia americana, molti clienti sono stati indotti a credere di poter usufruire della “consegna gratuita” sulla prima spesa. Tuttavia, al momento del pagamento, veniva applicato un costo aggiuntivo – un “servizio” che poteva arrivare fino al 15% del totale – senza un’informazione chiara e trasparente. Un altro elemento finito nel mirino riguarda il meccanismo per ottenere i rimborsi promessi dalla garanzia “soddisfatti o rimborsati”. Di fatto, il pulsante dedicato era difficilmente rintracciabile nei menu, spingendo la maggior parte degli utenti verso crediti spendibili invece che veri rimborsi.

Diversi elementi spiegano questa decisione:

  • Difficoltà nell’ottenere i rimborsi promessi;
  • Costi nascosti in fase di pagamento;
  • Comunicazioni poco trasparenti sulle condizioni dell’offerta.

L’ambiguità nelle risposte e le nuove indagini

A fronte delle accuse della FTC, la risposta ufficiale di Instacart è stata piuttosto prudente: l’azienda nega qualsiasi irregolarità e difende la correttezza delle proprie politiche commerciali. Tuttavia, accetta l’accordo imposto dall’autorità regolatoria e si impegna ad apportare alcune modifiche alle sue procedure. Intanto emergono nuovi interrogativi: secondo Reuters, sono in corso ulteriori verifiche sull’algoritmo “Eversight”, utilizzato da Instacart per determinare i prezzi. Non sarebbero mancati casi in cui lo stesso prodotto presentava variazioni significative tra città o persino tra supermercati partner come Target, Costco o Kroger. Un esempio emblematico: cinque diversi prezzi per una scatola d’uova nello stesso punto vendita a Washington D.C.

Cosa succederà ora per i clienti Instacart?

Rimane ancora una certa incertezza sui tempi e sulle modalità effettive dei rimborsi. Sebbene non sia stata comunicata alcuna procedura ufficiale, ci si attende che gli interessati ricevano istruzioni dettagliate tramite l’indirizzo email associato al proprio account Instacart – come già avvenuto nel recente caso legato ad Amazon Prime. I consumatori dovranno quindi prestare attenzione alle prossime comunicazioni ufficiali per non perdere eventuali benefici economici spettanti.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un colosso sotto accusa: la vicenda Instacart
  • I punti contestati dalla Federal Trade Commission
  • L’ambiguità nelle risposte e le nuove indagini
  • Cosa succederà ora per i clienti Instacart?
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