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Sanzione antitrust a Intel per pratiche anticoncorrenziali

Tecnologia / Tecnologia / Intel
Par Redazione,  publié le 11 Dicembre 2025 à 20h46, modifié le 11 Dicembre 2025 à 20h47.
Tecnologia

ADN

Le recenti decisioni delle autorità europee hanno portato a una sanzione per Intel, accusata di aver adottato strategie commerciali giudicate dannose per la concorrenza nel mercato dei semiconduttori, secondo quanto emerso dalle indagini antitrust.

Tl;dr

  • Amenda ridotta per Intel: ora 237 milioni di euro.
  • Confermate «naked restrictions» contro la concorrenza, non i ribassi.
  • Possibile ricorso alla Corte di Giustizia UE.

Una lunga saga giudiziaria tra Intel e Bruxelles

Il contenzioso tra il colosso statunitense Intel e la Commissione europea rappresenta uno dei casi più emblematici nella storia della regolamentazione della concorrenza nel settore tecnologico. Dopo ben quindici anni di scontri legali, l’azienda è stata condannata a versare una multa, ormai ridimensionata a 237 milioni di euro, per pratiche anticoncorrenziali sul mercato dei processori per PC. Una cifra che resta importante, ma che segna un deciso passo indietro rispetto al miliardo di euro inizialmente richiesto dalle autorità europee.

L’origine del contenzioso: pratiche scorrette nei confronti della concorrenza

La vicenda nasce in un periodo in cui i netbook dominavano il mercato e l’informatica mobile muoveva i primi passi. In quel contesto, la Commissione europea accusò Intel di aver adottato strategie sleali su due fronti: da una parte offriva ribassi occulti per escludere rivali dal mercato dei processori; dall’altra, elargiva pagamenti a produttori come HP, Acer e Lenovo, affinché ritardassero o fermassero la distribuzione di dispositivi basati su chip concorrenti—nello specifico quelli prodotti da AMD. Questa seconda pratica, denominata «naked restrictions», è diventata il fulcro dell’odierna sanzione.

Svolte giudiziarie e decisioni controverse

Nel corso degli anni, la vicenda ha vissuto numerosi colpi di scena. Nel 2017, un intervento della più alta corte europea mise in discussione l’analisi economica alla base delle prime accuse. Così, dopo vari riesami, la maxi-multa legata ai ribassi segreti venne definitivamente annullata. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto provate le «naked restrictions», confermando nel 2023 la responsabilità di Intel. Da qui nasce la sanzione definitiva annunciata nelle ultime ore.

Sguardo al futuro: capitolo davvero chiuso?

Nonostante questa decisione sembri mettere fine a una vertenza infinita, resta qualche incertezza: sia l’azienda sia Bruxelles possono ancora rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CJUE), ma esclusivamente su aspetti tecnici e giuridici limitati. Diversi elementi spiegano questa perdurante complessità:

  • L’intricata natura delle cause antitrust nel settore tech.
  • L’intensità degli scontri tra multinazionali e istituzioni.
  • I tempi inevitabilmente lunghi delle procedure quando sono in gioco interessi strategici.

Alla luce di quanto emerso, questo caso continua a essere un riferimento per comprendere le sfide poste dalla regolamentazione della concorrenza nell’era digitale.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Una lunga saga giudiziaria tra Intel e Bruxelles
  • L’origine del contenzioso: pratiche scorrette nei confronti della concorrenza
  • Svolte giudiziarie e decisioni controverse
  • Sguardo al futuro: capitolo davvero chiuso?
En savoir plus
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