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Edulcoranti artificiali: sei tipi accelerano il declino cognitivo

Salute / Vieillissement
Par Redazione,  publié le 21 Settembre 2025 à 15h03, modifié le 21 Settembre 2025 à 15h03.
Salute

ADN

Una recente ricerca ha individuato una correlazione tra l’assunzione di sei diversi dolcificanti artificiali e un peggioramento più rapido delle funzioni cognitive, evidenziando possibili rischi per la salute mentale legati al consumo di questi additivi.

Tl;dr

  • Edulcoranti artificiali collegati a declino cognitivo accelerato.
  • Effetto più marcato nei consumatori giovani e diabetici.
  • Meglio preferire alternative naturali o ridurre il dolce.

Un campanello d’allarme dagli edulcoranti

Negli ultimi anni, la sostituzione del zucchero con edulcoranti artificiali si è diffusa in molte famiglie, spinte dalla ricerca di un’alimentazione ipocalorica. Tuttavia, una nuova indagine pubblicata sulla rivista Neurology, guidata dal team della dottoressa Claudia Kimie Suemoto dell’Università di São Paulo, riaccende i timori: l’assunzione regolare di questi sostituti potrebbe essere legata a un più rapido declino cognitivo, in particolare tra gli adulti under 60.

L’ampio studio brasiliano e i risultati sorprendenti

Per otto anni, circa 12.800 adulti brasiliani — età media 52 anni — sono stati monitorati per valutare il consumo quotidiano di sette diversi edulcoranti ipocalorici o privi di calorie, come l’aspartame, la saccarina, il xylitolo. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in tre gruppi a seconda dell’esposizione: basso (20 mg/giorno), moderato (66 mg/giorno) e alto (191 mg/giorno).

I test cognitivi hanno fatto emergere un quadro poco rassicurante:

  • Con consumo moderato, le capacità mnemoniche e verbali risultano ridotte dal 35% al 110% rispetto ai bassi consumatori.
  • A dosaggi elevati, il peggioramento arriva fino al 62% sulla memoria e al 173% sulla fluidità verbale.

Solo la molecola denominata tagatosio non mostrava queste correlazioni negative.

I possibili meccanismi alla base del fenomeno

Sebbene il legame sia ancora oggetto di studio, secondo esperti come Rebecca Solch-Ottaiano (Tulane University) una delle spiegazioni risiederebbe nell’interferenza degli edulcoranti sul microbiota intestinale. Questo squilibrio potrebbe favorire una condizione di infiammazione cronica, capace di attivare cellule immunitarie cerebrali (microglie), sospettate di facilitare lo sviluppo di patologie come l’Alzheimer. Le persone affette da diabete, già esposte a infiammazioni maggiori e spesso consumatrici abituali di edulcoranti per evitare il glucosio tradizionale, sembrano particolarmente vulnerabili a questi effetti.

Cosa fare? Tra raccomandazioni e precauzioni future

Pur trattandosi soltanto di associazioni statistiche – non ancora dimostrate come relazioni causali certe – gli autori dello studio suggeriscono una certa cautela: meglio limitare l’assunzione di edulcoranti artificiali. La soluzione ideale, però, non consiste nel tornare allo zucchero raffinato, anch’esso collegato a rischi neurologici. Come sottolinea il neurologo americano David Perlmutter, occorrerebbe piuttosto abituarsi gradualmente a sapori meno dolci e privilegiare alimenti ricchi di fibre per sostenere sia il microbiota che la salute cerebrale. In caso di necessità, stevia e tagatosio rappresentano alternative potenzialmente più sicure.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Un campanello d’allarme dagli edulcoranti
  • L’ampio studio brasiliano e i risultati sorprendenti
  • I possibili meccanismi alla base del fenomeno
  • Cosa fare? Tra raccomandazioni e precauzioni future
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