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Cina: primo produttore mondiale di emissioni e leader nelle rinnovabili

Internazionale / Internazionale / Clima / Cina
Par Redazione,  publié le 4 Novembre 2025 à 23h58, modifié le 4 Novembre 2025 à 23h58.
Internazionale

ADN

Pur essendo il principale emettitore mondiale di gas serra, la Cina si distingue anche come potenza trainante nello sviluppo delle energie rinnovabili, consolidando un ruolo ambivalente nella transizione energetica globale.

Tl;dr

  • La Cina punta su energie rinnovabili e auto elettriche.
  • Obiettivi climatici ambiziosi, ma permangono dubbi sulla tempistica.
  • Dipendenza dal carbone ancora molto elevata.

Il paradosso cinese nella lotta al clima

L’enorme peso della Cina nella sfida globale contro il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. Con la COP30 in procinto di aprirsi a Belem, in Brasile, l’attenzione mondiale si concentra sugli impegni presi – e talvolta contraddetti – dal colosso asiatico. Sebbene sia la principale fonte mondiale di emissioni di gas serra, con oltre il 30% del totale secondo le stime delle Nazioni Unite, il paese mantiene un’emissione pro capite ancora inferiore agli Stati Uniti. Tuttavia, la dipendenza storica dal carbone, che copre circa il 60% della produzione elettrica nazionale, resta un ostacolo difficile da superare.

Un boom senza precedenti per le energie pulite

Negli ultimi anni, la traiettoria verso le energie rinnovabili ha subito un’accelerazione impressionante. Un recente rapporto mette nero su bianco la volontà del governo: aumentare di sei volte entro il 2035 la capacità solare ed eolica installata, puntando a raggiungere i 3.600 gigawatt – un traguardo considerato «ambizioso ma realistico» dagli esperti. Già nel corso del 2024, quasi 200 GW sono stati aggiunti al mix energetico nazionale.

Parallelamente, il settore dei veicoli elettrici vive una crescita travolgente: più del 40% delle nuove immatricolazioni riguarda modelli elettrici o ibridi, proiettando la Cina saldamente al vertice globale.

Obiettivi climatici tra ambizioni e criticità

Ma quanto sono concreti questi obiettivi? Pechino ha annunciato una riduzione delle emissioni tra il 7% e il 10% entro il 2035, pur senza specificare chiaramente l’anno di riferimento. Accanto a questa promessa si affianca quella della neutralità carbonica entro il 2060; alcuni osservatori ritengono che il picco delle emissioni possa essere già stato raggiunto grazie all’espansione delle fonti rinnovabili e dell’energia nucleare.

Per dare maggiore trasparenza alle intenzioni nazionali, Xi Jinping ha illustrato una road map che include:

  • L’estensione del sistema di scambio di quote di carbonio alle industrie più inquinanti.
  • L’incremento della copertura forestale fino a superare i 24 miliardi di metri cubi.

Sfide aperte e interrogativi globali

Nonostante molti giudichino queste misure insufficienti rispetto agli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, pochi mettono in dubbio la capacità cinese di sorprendere grazie alla competitività crescente dei suoi settori «verdi». Resta però irrisolta la questione fondamentale: questi sforzi saranno davvero sufficienti per contenere l’aumento della temperatura globale sotto l’asticella critica di +1,5°C? Al momento, la risposta resta tutt’altro che scontata.

Le Récap
  • Tl;dr
  • Il paradosso cinese nella lotta al clima
  • Un boom senza precedenti per le energie pulite
  • Obiettivi climatici tra ambizioni e criticità
  • Sfide aperte e interrogativi globali
En savoir plus
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